SEBASTIANO ARDITA SULL’ERGASTOLANO, CHE IN PERMESSO PREMIO, HA ACCOLTELLATO UN 79ENNE

Sebastiano Ardita, Presidente della commissione del CSM sulla magistratura di sorveglianza ed esecuzione della pena ed ex Direttore dell’ufficio detenuti del D.A.P.(Dipartimento Amministrazione Penitenziaria), in un intervista per  “Il Fatto Quotidiano”,  afferma che non può funzionare un sistema basato su dati teorici, che preveda il pericolo o meno della reiterazione del reato; esistono sistemi dove le misure alternative realmente funzionano, questo perché vi è una verifica costante e quotidiana, con controlli mirati di polizia, sui detenuti che ottengono questo beneficio.

E’ venuto il momento di puntare sulla Polizia Penitenziaria, l’unica forza di polizia che può far funzionare le misure alternative, ma deve avere nuovi compiti sul territorio”.

Ardita continua dichiarando che le misure alternative alla detenzione, dovrebbero essere sottoposte a costante controllo ed avere una connotazione dinamica e graduale, perché solo in questo modo si potrebbero ottenere risultati validi; occorrerebbe riscriverle, solo così la loro incidenza si potrebbe moltiplicare ed il carcere sarebbe soltanto per i detenuti più pericolosi.

Il ruolo negli istituti penali, di chi redige le relazioni determinanti per le decisioni dei Magistrati di Sorveglianza, è molto importante, ma se il loro, resterà solo un lavoro basato su dati cartacei e sulla buona condotta del detenuto in carcere, non può bastare.

I Magistrati di Sorveglianza hanno un ruolo altrettanto delicato e devono essere tutelati, considerando anche i casi di detenuti che hanno cambiato vita. Nel caso di Antonio Cianci, l’ergastolano in permesso premio che ha accoltellato un signore di 79 anni, il giudice aveva richiesto espressamente nel provvedimento un qualche accompagnamento, rendendosi conto della necessità di gradualità e controllo.

 

 

 

 

 

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