• 6 Marzo 2021 04:13

Roma, il detenuto Manolo Gambini fuggito da Rebibbia è cugino di Johnny lo Zingaro

DiRedazione OSAPPoggi

Gen 26, 2021

Un familiarità particolare. Una parentela di quelle che pesano: il detenuto evaso nove giorni fa da Rebibbia è cugino di Giuseppe Mastini. Sì, proprio lui: Johnny lo Zingaro, uno che di evasioni dai carceri se ne intende come pochi.

Inizialmente nessuno sapeva di questo legame: a ricostruire l’albero genealogico di Manolo Gambini sono stati gli investigatori che, ricostruendo la mappa dei parenti per poterlo rintracciare, sono arrivati proprio ai Mastini. Una fuga iniziata domenica 17 gennaio quella del detenuto di 41 anni che doveva scontare un cumulo pena per una serie di condanne per reati contro il patrimonio. L’uomo, originario di Cerveteri, appartiene ad una famiglia di giostrai, la stessa da cui discende proprio Johnny lo Zingaro. Un vizio di famiglia quello delle evasioni dal carcere. E gli investigatori non escludono che dietro la fuga possa esserci proprio Johnny, magari con consigli epistolari per la fuga e la latitanza.

«Non è un soggetto pericoloso – sottolinea l’avvocato Valentina Varrone, difensore di Manolo Gambini. Da quando è evaso dal penitenziario non mi ha ancora contattata. Se dovesse rivolgersi a me lo inviterei e lo accompagnerei a costituirsi. Lo assisto nei processi dal 2017 ed ha sempre commesso reati contro il patrimonio».

La caccia all’uomo prosegue non solo nelle zone dell’alto Lazio, della Maremma e della Toscana, ma anche nella Capitale dove anche la penitenziaria indaga per rintracciarlo. Nel quartiere del Tiburtino potrebbe avere degli appoggi e godere di numerose complicità. Amicizie che Gambini potrebbe aver coltivato dietro le sbarre durante i suoi lunghi periodi di detenzione. L’ultimo arresto era avvenuto a Grosseto, dove il quarantunenne era stato fermato insieme ad altre due persone per una serie di furti milionari di contanti e gioielli messi a segno in appartamento e ville prestigiose. Ad incastrare la banda sono stati i carabinieri del capoluogo toscano che, con un’ indagine in cui vennero utilizzate anche le intercettazioni telefoniche, riuscirono ad assicurarli alla giustizia.

 

Fonte: leggo.it

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