• 12 Maggio 2021 15:36

La denuncia di due avvocati al Ministero di Giustizia: “Il Tribunale di Siena ha perso l’atto, il nostro assistito in carcere senza appello”.

«È accaduto a Siena, dove il Tribunale ha portato a esecuzione una sentenza emessa ben otto anni prima. Cosa ancor più grave è che il Tribunale non si avvede che, a quella sentenza, l’imputato Salvatore Parrilla, classe 1955 originario di Cariati, provincia di Cosenza, aveva fatto appello tempestivamente nel 2013 ed era in attesa che si celebrasse il secondo grado presso la Corte d’Appello di Firenze”.

Gli avvocati Francesco Calabrò e Paolo Viceconte, legali dell’imputato, iniziano così il racconto sui 40 giorni passati in carcere a Regina Coeli da Salvatore Parrilla, per colpa di un ricorso in appello, smarrito al Tribunale di Siena 8 anni fa e per una dichiarazione di incompetenza, spedita per posta ordinaria alla Corte d’Appello di Roma, basata su inutili formalismi.

Tutto parte dalla condanna in primo grado per Parrilla, per spaccio di sostanze stupefacenti, in concorso con altri, a 9 anni e 4 mesi di reclusione, il 14 dicembre 2012. “Questa difesa – scrivono gli avvocati Calabrò e Viceconte – ha tempestivamente proposto appello, depositando l’atto presso la cancelleria del Tribunale di Cosenza il 27 aprile 2013, regolarmente trasmesso al Tribunale di Siena il 29 aprile”. Passano gli anni senza che il processo d’appello a Firenze venga fissato, fino al 24 febbraio 2021. “E’ il giorno dell’arresto, avvenuto a Roma, dove è residente Salvatore Parrilla, dopo l’ordine di esecuzione emesso dalla procura di Siena. Per il Tribunale senese la sentenza era diventata irrevocabile il 12 maggio 2013. Stupisce anche il fatto che siano passati otto anni. Ma immediatamente dopo l’arresto – continuano i legali – abbiamo contestato l’ordine d’esecuzione al Tribunale di Siena. Nella speranza che in breve tempo venisse fissata l’udienza e la liberazione dell’assistito”.

Dal 24 febbraio al 9 marzo, con il Tribunale di Siena che dichiara la propria incompetenza, sostenendo che l’ordine di esecuzione non doveva essere emesso dalla procura senese, ma dalla procura generale presso la Corte d’Appello di Roma.

«Aspettiamo altri giorni, mentre Parrilla resta in cella a Regina Coeli, perché gli atti siano trasmessi a Roma e dopo nostri solleciti, il presidente della Corte d’Appello, ricevuti i documenti, fissa l’udienza il 31 marzo e dispone l’immediata scarcerazione di Parrilla. Significativo il fatto che sia stato lo stesso Procuratore generale presso la Corte d’Appello a sollecitare la Corte all’immediata liberazione per la necessità di lasciar prevalere esigenze di giustizia sostanziale a questioni di carattere formale.
Ciò che lascia senza parole non è tanto il fatto che il Tribunale di Siena abbia smarrito l’atto di impugnazione – concludono i legali – quanto che una volta segnalato e dimostrato il grave errore, lo stesso Tribunale non si sia adoperato per porre fine all’ingiusta carcerazione rifugiandosi in inutili formalismi superati solo dalla Corte d’Appello di Roma. Inutile dire che abbiamo già segnalato la vicenda al Ministero della Giustizia”.

 

 

Fonte: lanazione.it

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