Il corridoio è lo stesso, i passi sono diversi. In meno di una settimana, due uomini sono deceduti nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso. Martedì 4 novembre 2025 è morto un detenuto italiano di 40 anni, appena trasferito da Regina Coeli dopo lo sfollamento conseguente al crollo del tetto. Ieri, 9 novembre 2025, un secondo decesso: un uomo egiziano di 38 anni. Le cause sono al vaglio della Magistratura per entrambi i casi. L’eco che resta è la stessa: un sistema allo stremo, dove il disagio non fa rumore finché diventa irreparabile. Quel primo decesso ha il peso delle emergenze accumulate. L’uomo, quarantenne italiano, era arrivato da poco a Rebibbia N.C. dopo il trasferimento da Regina Coeli, resosi necessario per i danni strutturali. Un passaggio di mura e di numeri, senza tempo per ricucire le crepe interiori. OSAPP ha chiesto “massima trasparenza e rapidità negli accertamenti”, ma soprattutto condizioni dignitose per chi resta, personale e detenuti. A cinque giorni di distanza, un secondo uomo, egiziano di 38 anni, muore in una cella dello stesso istituto. Anche qui, la verità giudiziaria dovrà dire l’ultima parola. Ma prima ancora delle carte, c’è la domanda che ritorna: quante volte il rischio era stato intuito, segnalato, sottolineato? Rebibbia N.C. non è un’eccezione; è uno specchio. Negli stessi giorni, denunce e allarmi sull’affollamento, su allocazioni di fortuna e servizi ridotti al minimo hanno descritto un quadro “al collasso”, dove gli spazi di socialità diventano camere di degenza dell’emergenza e le procedure si trasformano in tappabuchi. In quel vuoto, la salute mentale—di chi sconta la pena e di chi lavora—si assottiglia fino a rompersi. Non servono capri espiatori, servono scelte operative. Le famiglie hanno diritto alla verità, il personale alla tutela, la collettività a istituzioni che non voltino lo sguardo. Trasparenza sugli accertamenti, pubblicazione dei dati aggregati sugli eventi critici, verifiche ispettive con esiti accessibili: non è sfiducia, è garanzia. Di questi uomini conosciamo età e provenienza, non la storia. Eppure ogni storia chiede ascolto. Un carcere che previene è un carcere che ascolta prima, che interviene subito, che non lascia soli né i detenuti né chi li custodisce.
-
Primo evento: 4 novembre 2025, decesso di uomo italiano, 40 anni, trasferito da Regina Coeli; accertamenti in corso. Fonte: OSAPPOGGI.it
-
Secondo evento: 9 novembre 2025, decesso di uomo egiziano, 38 anni; accertamenti in corso.
Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”.
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

