di Leo Beneduci_ La promozione a sovrintendente viene presentata come un riconoscimento: anzianità, requisiti formativi, assenza di sanzioni. Un percorso che dovrebbe segnare un salto di ruolo e di responsabilità. Ma la realtà operativa racconta un’altra storia: ogni sovrintendente in più coincide con un assistente in meno…e basta. Eppure non si dovrebbe trattare solo della qualifica di Ufficiale di Polizia Giudiziaria che il Sovrintendente ha e l’Assistente no e neanche della possibilità di coordinare ridotte aliquote di appartenenti al Corpo che l’obsoleto D.Lgs. 443/1992 (34 anni fa – sic!) riconosce solo ai Sovrintendenti Capo. Si tratta dell’esigenza insopprimibile per i Poliziotti Penitenziari, soprattutto se adibiti a compiti a diretto contatto con la popolazione detenuta, di poter contare su riferimenti certi e riconosciuti. Secondo le logiche di chi, non essendo di Polizia, comunque comanda la Polizia, non deve essere così. L’organico non cresce, si sposta. La funzione non si eleva, si ricolloca. Il collega supera il corso, cambia sede, cambia qualifica, qualche leggero aumento di stipendio… e poi torna a svolgere esattamente le stesse attività di prima e nell’economia dell’Amministrazione, decisa essenzialmente da chi senza concorso è diventato prima dirigente e poi dirigente generale, il passaggio ad un ruolo superiore, tranne quando si tratta di scaricare le proprie responsabilità sugli altri è solo un mero riconoscimento onorifico. Perché l’insegna sulla divisa cambia, la mansione resta identica e la promozione diventa un movimento, non un avanzamento. Una rotazione di personale che lascia un vuoto dietro e ne colma un altro davanti, senza generare alcun valore aggiunto.
Il paradosso è evidente a chi vive il servizio ogni giorno:
– si alza il ruolo, ma non si modifica il lavoro;
– si certifica un ruolo superiore, ma si continua a ricoprire le stesse incombenze;
– si parla di crescita, ma si produce solo sostituzione.
Finché la promozione continuerà a essere un cambio di insegna senza un cambio di funzione, il sistema non valorizzerà nessuno. E il sovrintendente che torna a fare ciò che faceva da assistente non è un POLIZIOTTO PROMOSSO: è un sovrintend‑assistente, creato da un meccanismo che confonde mobilità con merito.
Dovremo veramente ripartire dall’ABC e liberarci dei pesi morti che ragionando ed agendo come 50 anni fa, pensano solo a se stessi e alle loro carriere, per rivendicare e riottenere la dignità perduta della Polizia Penitenziaria. Un abbraccio come mille abbracci._ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

