di Leo Beneduci_ Lo avevamo detto e scritto e la busta paga di agosto 2025 lo conferma: lo straordinario è finito per i poliziotti nelle trincee delle sezioni detentive, quelli che stanno otto, dieci, dodici ore e a volte anche per venticinque giorni continuativi senza riposo settimanale e, se pendolari, lontano da casa. Non c’è più pudore, non c’è più limite all’indecenza burocratica. Mentre scrivo, i poliziotti di trincea continuano a chiamarmi, rivendicando il diritto al pagamento degli straordinari, quelli per i quali il precedente Direttore Generale del personale non ha provveduto ad una distribuzione equanime, ovvero a controllare che così avvenisse, tra l’altro assegnando forfettarie come se fossero caramelle a bambini di un asilo, mentre al Dap arrivava il 140% del personale in più e ciò nonostante gli straordinari pro-capite a Largo Daga aumentano e non diminuiscono e il territorio penitenziario, così lontano dalle scelte dell’Amministrazione penitenziaria centrale, inesorabilmente viene distrutto, mentre aggressioni, suicidi e tossicodipendenze in carcere crescono a dismisura. La verità è semplice quanto scandalosa: i fondi destinati agli straordinari del personale di trincea – reparti detentivi e nuclei – sono stati letteralmente divorati da forfettisti scelti per chiamata diretta e dai burocrati dipartimentali e provveditoriali che hanno trasformato la poltrona in un’occasione ghiotta. Nelle sedi forfettarie sono state maturate centinaia di ore mensili, probabilmente non solo per fronteggiare emergenze operative, ma per unire l’utile al dilettevole: ROL a 110 euro al giorno. Un affare d’oro per chi ha saputo posizionarsi nel posto giusto al momento giusto. Agosto dovrebbe essere il mese della serenità familiare, quello in cui anche fidanzati/e, mogli/mariti e figli del personale di Polizia Penitenziaria – già duramente provati dai sacrifici quotidiani – possono permettersi qualche giorno di respiro. Invece diventa la stagione della vergogna: migliaia di colleghi/e si trovano costretti a spiegare ai propri cari perché quest’anno le vacanze dovranno essere rimandate, ridimensionate, sacrificate sull’altare dell’avidità altrui. Non è solo una questione economica, benché già questo basterebbe a giustificare l’indignazione. È il simbolo di un sistema che ha smarrito ogni senso di equità, che considera il personale in tuta di servizio come una risorsa infinitamente spremibile senza mai riconoscerne il valore effettivo. Tra le vittime di questa gestione dissennata, una menzione particolare meritano proprio i pendolari. Costretti quotidianamente a sobbarcarsi spese di viaggio che incidono pesantemente sui bilanci familiari, si trovano ora a dover anticipare costi sempre più onerosi senza la benché minima garanzia che gli straordinari effettivamente prestati vengano mai riconosciuti. È come se il sistema li punisse due volte: prima costringendoli a investire le proprie risorse per raggiungere il posto di lavoro, poi negando loro il giusto compenso per le prestazioni rese.
I numeri parlano chiaro e disegnano un quadro di inaccettabile sproporzione. Da una parte abbiamo il personale operativo che accumula decine di ore di straordinario per far fronte alle emergenze quotidiane: gestione dei regimi speciali, traduzioni urgenti, perquisizioni straordinarie, copertura delle criticità generate da una pianificazione spesso improvvisata da dei provveditori regionali/dirigenti generali tutti “meritatamente” in ferie ad agosto, dall’altra, poliziotti da scrivania che maturano un’infinità di ore la cui utilità operativa è spesso tutta da dimostrare. Il risultato di questa matematica dell’assurdo è che i soldi finiscono sempre nelle tasche sbagliate: a chi il servizio lo amministra dalla scrivania, non a chi lo vive sulla propria pelle nei reparti detentivi. È un meccanismo perverso che premia l’arte dell’arrangiarsi burocratico a discapito del merito operativo, una distorsione che questa Organizzazione Sindacale ha già segnalato alla Corte dei Conti fornendo tutti gli elementi necessari per verificare l’uso improprio delle risorse erariali. È giunto il momento che il nuovo Capo del Dap (che dovrebbe attenzionare maggiormente quello che accade e che provoca sul territorio Largo Daga) e le Direzioni generali competenti assumano una posizione chiara e inequivocabile. Non si tratta più di questioni tecniche o di cavilli amministrativi: è in gioco la credibilità stessa del sistema e il rapporto di fiducia con il personale operativo. Si restituiscano immediatamente le risorse al loro utilizzo naturale: ricompensare chi lavora, non chi specula sul lavoro altrui. Si ponga fine a questa stagione di ingiustizie, favorita da una politica ignorante che ha guardato più agli interessi dei pochi che agli interessi generali e che sta minando alle fondamenta il morale e la motivazione di migliaia di poliziotti che, nonostante tutto, continuano a garantire la sicurezza del sistema penitenziario. Abbiano sempre voluto collaborate per costruire, per migliorare le condizioni a volte inaccettabili in cui opera la Polizia Penitenziaria, ma non quando è il nemico è in casa ed è proprio il “fuoco amico”, che ti spara alle spalle mentre afferma di difenderti, quello mortale. La pazienza sindacale ha dei limiti e quei limiti sono stati ampiamente superati. La Corte dei Conti ha già abbondanti elementi sugli sprechi dipartimentali (auto di servizio, missioni forfettarie, tabelle organiche ignorate o falsate, doppi e tripli incarichi etc…) per valutare come i fondi pubblici vengano dirottati dalle loro finalità istituzionali, mentre il personale di trincea continua ad aspettare giustizia e prima o poi gli atti arriveranno sulle giuste scrivanie e qualcuno si porrà e porrà le domande necessarie. Nel frattempo Noi non ci limiteremo a questo, anche se dovessimo l’unica e solitaria voce ad alzarsi. Un fraterno saluto a tutti.
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

