di Leo Beneduci_ Lo sapevate che esiste un Regolamento di servizio del Corpo di Polizia Penitenziaria che data a 26 anni or sono e che, tra le altre mancanze, non prevede l’esistenza e le funzioni dei Ruoli Direttivi della Polizia Penitenziaria? Lo sapevate che una legge, ovvero l’art. 35 del d.lgs. 172/2019, stabiliva che dovessero introdursi modifiche e/o integrazioni al Regolamento di servizio della Polizia Penitenziaria e che l’Amministrazione penitenziaria di allora, retta da chi voi sapete chi, sarà per invidia o per odio nei confronti del Corpo, sarà per endemico e totale menefreghismo, se n’è guardata bene dal provvedere per tempo. Dopodiché, ne sono girate svariate versioni, fino a quando, anche in sua vece, non sono apparsi all’orizzonte i “Protocolli Operativi”, quelli che raccomandavano di raggiungere al più presto le vie di fuga e di non guardare negli occhi I detenuti. Le ultime notizie erano che la bozza del nuovo Regolamento fosse stata inoltrata a via Arenula per il parere dell’ufficio legislativo. Poi il nulla. Tutto tace. Si immagina che il testo sia tornato indietro, ma forse qualcuno (al terzo piano?) non vuole farlo circolare, preferendo che resti fermo in un cassetto (come è storia al Dap i cassetti del terzo piano sono sempre quelli che restano chiusi più a lungo per la Polizia Penitenziaria), congelato dall’inerzia o da una “richiesta di calma” laddove sarebbero stati rilevati errori e/o incongruenze. Intanto, al piano terra tira sempre la stessa aria: punizioni, caccia ai DPI e sedi con comandanti effettivi raccontate come panacea. La formazione con il nuovo Direttore Generale ha assunto tratti grotteschi, da spettacolo improvvisato, più simile a un siparietto da varietà che a un serio percorso professionale. Al Corpo di Polizia Penitenziaria resta la farsa di continuare a vivere con il DPR 82/1999, come detto fermo al ruolo ispettori, mentre i ruoli direttivi introdotti dal d.lgs. 146/2001 restano ignorati. Le gerarchie si deformano, i poteri di supremazia vengono attribuiti a dirigenti di altri comparti e la catena di comando si piega sotto il peso dell’approssimazione. In questo scenario, le uniche macchine che funzionano davvero sono i Consigli di Disciplina, Centrale e Distrettuali, con i loro funzionari istruttori intenti ad arrostire il personale secondo la ricetta di chi conferisce l’incarico. Tutto il resto è immobilismo, parole al vento, regolamenti fantasma e staffette senza esito. L’OSAPP denuncia con forza: basta cassetti chiusi per il Corpo perché il potere e chi lo esercita con l’inganno non vengano messi in discussione. Basta silenzi. È tempo di emanare il Regolamento e di restituire al Corpo di Polizia Penitenziaria una cornice normativa degna, prima che l’aria stantia del Dap diventi l’unico ossigeno disponibile. Un fraterno saluto a tutti. _ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

