di Leo Beneduci_ Qualcosa si è rotto! Ancora nulla di talmente deflagrante da essere notato, ma il rumore di un qualche ingranaggio che non gira più come al solito, ovvero che gira assai più lentamente e con fatica, si sente in sottofondo. Non sappiamo se il problema sia nei rapporti tra Largo Daga e l’oltre ponte Garibaldi a Roma e/o nella stessa via Arenula (al secondo piano?). E neanche sappiamo, se, sotto sotto ci sia uno scontro tra poteri, oppure se la vicenda investa le competenze e i risultati che, ultimamente, non sarebbero stati del tutto soddisfacenti su numerosi aspetti della questione carceri. Perché, anche se lo negano o addirittura lo ignorano, come la stragrande maggioranza dei politici al pari di alcuni magistrati ex PM nel tempo prestati al mondo penitenziario, i problemi delle carceri sono principalmente problemi per e della Polizia Penitenziaria. In tal senso dovremmo essere contenti che al massimo vertice del Dap ci sia un ex giudice civile e non penale che di diritti se ne dovrebbe intendere, anche se le malelingue ne tacciono la figura di persistente estraneità al contesto. Peraltro, anche i problemi organizzativi dell’Amministrazione sono problemi essenzialmente per e della Polizia Penitenziaria e per questo come OSAPP ce ne occupiamo. Tornando, quindi, a quello che vediamo e sentiamo, benché nell’apparato tutto sembri armonico, si tratterebbe di una immagine di mera facciata. La regola vigente sarebbe quella del “piano, sano e vai lontano”: andare piano, rinviare, spostare, allontanare. Ma come ben sappiamo, così gli obiettivi non si raggiungono mai, e le macerie si accumulano. Raccontiamoci una storia di fantasia, con in scena, al momento, tre attori, non ancora protagonisti ma abbastanza coinvolgenti da condizionare tutto il resto. SE FOSSI è il primo: tipo quello che si firma solo col cognome, convinto che basti l’autorità formale a reggere un sistema che si va disfacendo, come in Tribunale e/o al III piano del Dap. SE AVESSI è il secondo: quello che porta il mondo sulle spalle, ma lavora solo dal martedì al giovedì, come se il tempo fosse privilegio e non responsabilità. Il terzo è SE POTESSI: quello che resta sempre a Roma, perché pensa che restare lontano dalle sedi dei problemi aiuti a comprenderli meglio, benché i fatti dimostrino l’assoluto contrario. Quindi, tre condizionali sospesi, tre identità incompiute. Ognuno si aspettava dalla politica un premio che non è arrivato, e nell’attesa si consuma. Sullo sfondo, però, c’è un’ombra. Non agisce direttamente, è il regista che predilige chi recita a soggetto, che attende in silenzio che la trama si consumi e giunga all’epilogo desiderato. Decide chi deve apparire e chi deve sparire, chi sarà attore e chi comparsa. Prende ciò che resta del collega o del superiore scomodo e lo consegna alla scena, lasciando i tre “se” a distruggersi in una faida pianificata ad arte. Le carte d’identità non vengono custodite: vengono mostrate per essere ridotte in macerie. La storia non ha un esito felice, perché l’apparato che descriviamo non vive di coesione, ma di sospetto. Non si regge sull’unità, ma sulla lentezza che allontana ogni obiettivo. Gli eventi, infatti, quelli tragici soprattutto, accadono a ben altre velocità ed è per questo che travolgono chi si dimostra impreparato. Perché il dramma del sistema carcerario è nella recita infinita, diretta dall’ombra e consumata dai “se”. Come OSAPP vorremmo la Polizia Penitenziaria fuori da tutto questo, il prima possibile. Un abbraccio come mille abbracci._ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

