di Leo Beneduci_ SANITÀ PENITENZIARIA IL PROBLEMA DEI PROBLEMI. LA LEGGE LO VIETA, IL GARANTE LO SANZIONA, L’AMMINISTRAZIONE LO ORDINA: L’ACCOMPAGNAMENTO IN OSPEDALE CON MEZZO DEL CORPO È ILLEGITTIMO._ La scena è sempre la stessa: un medico firma “imminente pericolo di vita”, l’Amministrazione si piega, e la Polizia Penitenziaria viene sottratta a posti di servizio essenziali per trasportare un detenuto in ospedale con un mezzo destinato ai trasferimenti giudiziari. Le sezioni restano scoperte, la sicurezza si indebolisce, il personale accumula permanenze in servizio e straordinari non pagati, e tutto per supplire a un vuoto sanitario che non spetta al Corpo colmare. È l’assurdo trasformato in prassi. Eppure la Legge 395/1990, all’articolo 10, è perentoria: la Polizia Penitenziaria esegue solo ordini legittimi, attinenti al servizio e non eccedenti i compiti d’istituto. Non ordini camuffati da urgenze mediche, non ordini fondati su referti che servono più a tutelare chi li firma che a garantire cure reali. Solo ordini legittimi. E non lo è quello che pretende di sostituire un’ambulanza con un Ducato della Polizia Penitenziaria, un infermiere con un agente, un’equipe sanitaria con una pattuglia. Non lo è perché viola competenze, procedure e limiti di legge. Un ordine che viola la legge non va eseguito. A questo si aggiunge un dato che i Provveditori dovrebbero conoscere bene: il Garante per la protezione dei dati personali ha già sanzionato il trattamento illecito dei dati sanitari in ambito penitenziario. La Polizia Penitenziaria non può trattare referti, diagnosi, documentazione clinica. Eppure negli istituti come Sollicciano si continua a impartire ordini basati proprio su quei documenti, come se la sanzione del Garante non fosse mai esistita. Ogni giorno l’Amministrazione si inchina ai referti di medici neolaureati e ordina ai poliziotti di fare ciò che la legge vieta e ciò che il sistema sanitario rifiuta di fare. E quando un agente, stremato da ricoveri continui, fa notare l’assurdità della situazione, la risposta è sempre la stessa: “c’è un referto medico”. Come se bastasse un foglio per annullare la legge e trasformare un abuso in obbligo. Il nodo vero è qui: i Provveditori regionali, che dovrebbero essere la cintura di sicurezza dell’Amministrazione, sono diventati la cinghia di trasmissione dell’illegittimo, mentre al Dap, al pari dei Prap, fanno finta di niente, non risolvono, non se ne occupano, delegano, nicchiano, sonnecchiano, improvvisano. E via Arenula? Non pervenuta, come al solito! Lo sanno Nordio & C. quanti e quali problemi crea nelle carceri l’inadeguatezza del servizio sanitario? Quante rivolte, risse, aggressioni e suicidi? Quelli che contano, non solo i lauti stipendi elargiti per organizzare e gestire al meglio, non fermano l’abuso, lo avallano. Non proteggono il personale, lo espongono. E i detenuti approfittano dell’accesso al pronto soccorso per evadere, incontrare familiari, fare una gita, ricevere farmaci. I Provveditori non ricordano che “la legge lo vieta”: impongono di eseguire. L’OSAPP non può tollerare questa assurdità. Come ha fatto in altre vicende davanti al Giudice del Lavoro, alla Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi, al TAR, ora si attiverà anche presso il Garante per la protezione dei dati personali. Cari Provveditori, in particolare, non contano i vostri toni arroganti, che si esauriscono in pochi giorni. Contano le norme. Contano le decisioni delle Autorità giudiziarie. Contano le pronunce del Garante. Il coraggio istituzionale non è pretendere obbedienza cieca da chi lavora in trincea. È sedersi ai tavoli tecnici con Regioni, ASL e direzioni sanitarie e ricordare loro che la Polizia Penitenziaria non è un’ambulanza, non è personale sanitario, non è un tappabuchi del sistema. È pretendere che chi ha la responsabilità del servizio sanitario ai detenuti se ne faccia finalmente carico. Se un detenuto è davvero in imminente pericolo di vita, interviene il 118 con medico a bordo. Non un agente con un mezzo non attrezzato. Non un assistente capo lasciato solo in pronto soccorso. Non un ispettore costretto a firmare documenti sanitari che non può nemmeno leggere. La Polizia Penitenziaria non può continuare a essere l’ultima ruota di un sistema sanitario che abdica alle proprie responsabilità. E l’Amministrazione non può trasformare questa abdicazione in un ordine da eseguire. La legge è chiara. Il Garante è stato chiaro. La realtà è inaccettabile. Ora tocca all’Amministrazione dimostrare di essere all’altezza del Corpo che pretende di comandare. Un abbraccio a tutti. _ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

