di Leo Beneduci_ Sarebbe tutto molto semplice, se le cose andassero come dovrebbero andare e come le norme prescrivono. I Provveditorati Regionali, ad esempio, quali organi del decentramento territoriale e più ‘vicini’ alle sedi operative, secondo legge, dovrebbero supplire ed adempiere nel distretto di competenza ad alcune delle funzioni che una volta erano proprie dell’Amministrazione penitenziaria centrale e che, invece, a discapito delle responsabilità che non assumono, complicano, duplicano e scaricano al centro. Ed ancora, al Dap la Direzione Generale del Personale, gestisce i dipendenti dell’Amministrazione, anche tenendone i relativi fascicoli personali (lo so perché ci ho lavorato) ne aggiorna le carriere, segue e supporta gli avanzamenti, ne cura il trattamento economico, la disciplina, i trasferimenti, le pratiche sanitarie etc., etc. La storia/vita lavorativa di ciascun dipendente, persino non di ruolo e, quindi, anche dei poliziotti penitenziari, è custodita, aggiornata e consultata di frequente in tale articolazione, ovvero ma assai più raramente confrontata con gli analoghi fascicoli personali custoditi presso le sedi di servizio e tale è la missione istituzionale della medesima Direzione Generale. Infatti, la materia è regolata da:
– il D.P.R. 3 gennaio 1957 n. 3 che dice che l’amministrazione deve tenere e aggiornare il fascicolo personale. Il D.P.R. 3 maggio 1957 n. 686 spiega quali atti devono essere conservati e come deve essere gestito lo stato matricolare;
– il D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445 che impone alle amministrazioni di acquisire d’ufficio gli atti che già possiedono;
– la legge 7 agosto 1990 n. 241 vieta di aggravare i procedimenti senza motivo.
Quattro testi, una sola logica: il fascicolo è responsabilità dell’amministrazione, non del dipendente. E invece, benché dopo anni e anni di tentativi andati a vuoto al Dap l’UCAS (Ufficio Complicazioni Affari Semplici) non siano ancora riusciti ad istituirlo, ancora vengono emanate circolari dal centro verso il territorio che dispongono a carico dei singoli dipendenti l’esatto contrario. Di recente, infatti, si è chiesto ai candidati all’avanzamento di ruolo di recuperare, presso la segreteria dell’istituto di appartenenza (sic!) gli atti necessari alla partecipazione e attestanti i titoli del servizio, da scansionare, caricare e autocertificare. Indubbiamente, al piamo terra del Dap hanno altro di cui occuparsi tanto da potersi permettere di chiedere agli interessati atti di cui l’amministrazione penitenziaria centrale ha già piena disponibilità. Il DAP chiede, infatti, di ricostruire un fascicolo che dovrebbe essere custodito e aggiornato da chi ne ha la competenza. Chiede di duplicare ciò che esiste. Chiede di fare il lavoro degli uffici di piano terra. È la circolare che riesce a complicare, duplicare e scaricare. Complica, perché trasforma un procedimento lineare in un percorso a ostacoli. Duplica, perché obbliga a riprodurre ciò che dovrebbe essere già pronto. Scarica, perché sposta sul candidato il lavoro che spetta alle Divisioni. Si conferma il sospetto che al Dap si continui ad agire come 50/60 anni fa e che non siano bastati decenni di innovazione e di informatizzazione. Perché ciò che la circolare chiede ai candidati è esattamente ciò che le Divisioni della Direzione Generale del personale dovrebbero già fare.
Che non si dica che con il 140% in più in organico al Dap, non ci sono addetti in numero sufficiente per recuperare atti da un fascicolo che, invece è diventato un fantasma. Fortuna che almeno la disciplina, nei Provveditorati come al Dap funziona. La mania delle punizioni, infatti, cala puntuale come un orologio…svizzero, anche se il rischio di danni personali e per la permanenza nel Corpo incombe, stanti le troppe vittime innocenti perché impreparate agli eventi non per loro colpa, come purtroppo, in maniera assai più drammatica e inaccettabile (mi si perdoni il paragone) anche per colpa di adempimenti e procedure irregolari, è avvenuto a Crans-Montana. Un abbraccio come mille abbracci. _ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

