di Leo Beneduci_ I Poliziotti Penitenziari non sono vittime di un conflitto tra giovani leve e veterani: laddove entrambi subiscono sputi, aggressioni e procedimenti disciplinari. Il problema non è l’età, ma l’abbandono istituzionale. È vero, stanno cercando di attribuire le peggiori responsabilità di quello che accade (Como docet) a coloro che non hanno abbastanza esperienza per prevenire in tempo le emergenze. Altrettanto, è vero che all’inadeguatezza della Formazione (quella pubblicitaria e priva di “sostanza”, su cui qualche dirigente sta cercando di costruire la propria carriera nel Corpo) corrisponde una realtà detentiva da cui chi ci riesce scappa e chi è costretto a restare subisce il peggio dai detenuti e…dall’amministrazione. Tant’è che, per cominciare a discuterne, ieri in una riunione a Bologna con i segretari OSAPP dell’Emilia Romagna si è ipotizzato di “esentare” i giovani immessi nel Corpo, per gli iniziali 4 o 6 mesi, dal servizio, senza obbligatorio affiancamento, nelle sezioni detentive. Ma il malessere più profondo a cui al Dap non riescono a porre rimedio, nasce da un sistema che scarica le responsabilità sui più “deboli”, senza offrire alcuna protezione e sostegno, a partire proprio dalle trincee detentive. Anche perché è dalle sezioni detentive fuori controllo (negli adulti come, purtroppo, nei minori) che perverranno i peggiori pericoli per la civile convivenza nella Società. La convocazione a Roma di comandanti e direttori, spesso impreparati ed inerti nei confronti dei detenuti più violenti, sarà l’occasione per il Capo DAP De Michele di toccare con mano la realtà vera delle carceri, mentre i provveditori tacciono persino sulla loro reperibilità nei fine settimana. Ma non basterà: dopo De Michele dovrà convocare un altro incontro, da registrarsi e pubblicarsi sul sito istituzionale. È lì che i provveditori dovranno metterci la faccia, assumere, o ri-assumere, pubblicamente le proprie responsabilità e uscire dal silenzio che sta sfigurando la Polizia Penitenziaria. Come Capo DAP, De Michele ha il dovere di richiamare all’ordine i dirigenti generali che hanno ragionato come il loro “idolo” e referente massimo, che dispensava, a seconda dei casi e dei gradimenti, ordini o consigli, per tenere sotto controllo ogni cosa, a discapito dei “deboli” capi dipartimento e che ancora ci prova. Coloro che hanno pensato solo alla carriera e hanno determinato danni lungo – latenti, in quanto ed anche ex cip mono concorso, spesso suffragati da una politica bramosa di ottenere crediti esigibili, dovranno ricostruire il proprio ruolo. Perché è tempo (ne rimane molto poco di ulteriore) di interrompere la catena di irresponsabilità e di restituire dignità a chi ogni giorno regge il peso del sistema. A proposito e qualora fosse, il Capo DAP De Michele, magari unitamente al Sottosegretario Delmastro, convocasse i Provveditori il lunedì mattina alle 10.00; sarebbe un’ottima premessa per ricordare a questi dirigenti generali l’ABC delle loro competenze e, soprattutto, dei loro doveri. Un abbraccio come mille abbracci. _ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

