di Leo Beneduci_ Ogni poliziotto delle trincee detentive conosce quell’NN scritto nei registri. Due lettere che pesano più del turno stesso, due lettere che accompagnano il tintinnio delle chiavi quando si passa la consegna e si scopre che il mazzo è cresciuto, non perché serva più sicurezza, ma perché i posti sono stati accorpati. Più chiavi, meno personale, più rischio. Una matematica che nei report non compare mai, perché tanto è meglio non segnalare, non scrivere quello che invariabilmente ricade sulle spalle degli ultimi. Quelle chiavi aprono sezioni che alcuni vertici di piano terra, lato vanità e autocelebrazione, non hanno mai davvero attraversato. Per loro il carcere è un corridoio, non un fronte. Sfogliano i registri come fossero brochure, incapaci di cogliere che dietro ogni NN c’è un pezzo di servizio che nessuno ha voluto vedere. Ricordo quando alle Medie a scuola, durante le vacanze, mi assegnarono la lettura di “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque. Non capivo tutto, ma capivo che quel “niente di nuovo” serviva a tranquillizzare chi stava lontano dal fronte, non chi ci viveva dentro e non solo i civili inermi ma anche i responsabili insipienti. Come con il Presidente degli USA D. Trump per cui, si diceva, stampassero apposite testate giornalistiche fasulle per tranquillizzarlo. Oggi, nel “prato” con la P maiuscola di battaglia, quella formula è diventata routine amministrativa. La stesso N.N. per Torino, Terni, Sollicciano e San Gimignano, Perugia, Rebibbia, Pescara, Foggia, Avellino. Santa Maria etc. etc. (ci siamo fermati per motivi di spazio non per mancanza di sedi “critiche”). Perché ogni giorno migliaia di agenti scrivono “NN – Nessuna Novità” mentre il fronte cambia, peggiora, si assottiglia. Aggressioni, abbinamenti impossibili, sezioni che reggono solo grazie a chi resta. La realtà pulsa, ma l’NN la cancella. E mentre noi scriviamo NN per raccontare ciò che accade, anche i vertici hanno il loro NN: un NN che non nasce dalla trincea ma dalla distanza. Un NN che dice tutto senza dirlo: nessuna nostalgia del prato di battaglia. E forse, per chi ha varcato la trincea solo il tempo necessario a capire che quel prato non faceva per lui, mentre si batteva le mani al petto, non sarebbe fuori luogo tornare almeno una volta a salutare chi quel prato lo regge ogni giorno. Non per ispezionare, ma per guardare. Perché certe realtà non si comprendono da lontano e certe porte non si aprono con le parole ma con la presenza. Il bollettino istituzionale resta sempre lo stesso: “La situazione è sotto controllo”. Ma chi vive il fronte sa che non è così. E sa che continuare a coprire tutto con un NN non è più accettabile. Per questo consigliamo di leggere o rileggere la storia del giovane Paul Baumer in “Niente di nuovo sul fronte occidentale” perché ricorda che la distanza tra ciò che si spera o si immagina e ciò che poi si vive (come i ragazzi pieni di aspettative che si arruolato da Noi e poi…) che è il primo segnale di un sistema che sta cedendo ogni giorno di più. Ed infatti mentre al Dap si ricevono decine di rassicuranti NN, e gli uffici centrali e territoriali chiudono per ferie ed in ogni weekend, vivendo a Roma lo apprendiamo in diretta: a Rebibbia un agente riceve una testata da un detenuto e 20 giorni di prognosi per la rottura del setto nasale mentre ai minori un altro agente viene sequestrato in sezione…invero nulla di nuovo e non si tratta di mero rischio professionale resosi concreto! Qualcuno però si lamenta dei messaggi che scrivo, perché sono lunghi, noiosi e ci vuole tempo per leggerli. Alla fine non cambiano granché, visto che racconto “solo” ciò che accade, magari provando anche a dire perché accade e quali sarebbero le soluzioni possibili, ovvero il triste “pane quotidiano” per chi lavora a diretto contatto con la popolazione detenuta. Ma almeno, mi auto-rispondo, chi si avvale del silenzio, dei compromessi e della propria posizione a proprio esclusivo vantaggio e a discapito della maggioranza, prende atto ogni giorno che Noi sappiamo e che denunciamo SEMPRE, mentre chi di esterno, politici e giornalisti in particolare e, ultimamente, anche qualche regista, vuole conoscere cosa sia veramente il carcere, basta che vada sul blog www.OsappOggi.it, perché il cambiamento del sistema penitenziario e delle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria non è questione esclusivamente interna agli addetti ai lavori, magari, di particolare “buona volontà”, ma appartiene a tutti.
Buona ultima settimana di un 2025 che non è risultato particolarmente felice, sperando nel prossimo. _ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

