di Leo Beneduci_ Se il Provveditore o il Direttore dell’ufficio provveditoriale non sono presenti, non si firma alcunché. Non si autorizzano missioni, non si convalidano sostituzioni, non si trasferiscono detenuti violenti, non si attivano misure urgenti. Chissenefrega della reperibilità del weekend voluta da DE MICHELE e disertata da molti (tutti?) Provveditori. Tutto si blocca, perché l’accentuata burocrazia dell’amministrazione penitenziaria ha deciso che l’assenza di un solo dirigente amministrativo vale più delle necessità operative di centinaia di addetti, del Corpo soprattutto. Le sostituzioni dei direttori penitenziari e dei comandanti dei reparti non seguono la logica del servizio, ma quella dell’agenda del Provveditore. Le cose si fanno solo se e quando i vertici burocratici lo permettono. Nel frattempo, chi è sul campo resta incastrato in missioni che non servono più, ma che nessuno ha il potere (o la voglia) di interrompere. Esempio concreto: un comandante rientra dalla malattia il venerdì, ma il sabato il Provveditorato è chiuso! Risultato? Il sostituto resta in missione fino al lunedì. Tre giorni in più, a spese dell’Erario e in danno del personale, solo perché nessuno è disponibile a firmare una revoca. Nel frattempo, i trasferimenti dei detenuti pericolosi restano congelati. Non per mancanza di mezzi, ma per assenza di chi dovrebbe autorizzarli. La sicurezza può attendere, purché nessuno disturbi l’assenza del dirigente. Questa non è cautela amministrativa. È paralisi. È una macchina che si ferma davanti a una porta chiusa, anche quando dietro quella porta ci sono urgenze, rischi e responsabilità. E chi lavora ne paga il prezzo, ogni giorno. L’errore, tra gli altri, è nell’organizzazione in cui tutto il potere è lasciato in mano agli ex cip mono concorso. Così come resta un grave errore (della destra come prima della sinistra) il non immaginare nemmeno la modifica dell’articolo 9 della Legge 395/1990 sulla dipendenza gerarchica degli appartenenti al Corpo che, tra l’altro e al pari dell’intera legge, data a 35 anni fa (sic!). Quante cose sono cambiate in Italia in 35 anni? Non certo la Polizia Penitenziaria né l’amministrazione penitenziaria e, a questo punto, neanche le carceri nei pensieri della Politica, nonostante i risultati che non ci sono. Ma, nel frattempo, Pippo Pippo (al Dap) non lo sa…..e, così nessuno ride in tutta la città (nelle cittadelle penitenziarie). Chi pensa che con tali modalità il sistema possa sopravvivere è un povero illuso. Però noi dell’OSAPP continuiamo ad essere “una voce che grida nel DESERTO”, e va persino bene così. Un fraterno abbraccio a tutti e alla prossima. _ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

