di Leo Beneduci_ Essere o apparire? Eterno dissidio su ciò che sarebbe meglio. Dovrebbero coesistere entrambi, oserei dire, ma non potendo realizzare l’Essere (per motivi “politico-istituzionali”) ultimamente, nell’amministrazione penitenziaria, per quanto riguarda la Polizia Penitenziaria, si cerca di Apparire, con risultati assai alterni, per non chiamarli direttamente SFORTUNATI. Soprattutto per quanto riguarda la Formazione, dato l’altissimo tasso di abbandono pre e post-scolastico delle giovani leve del Corpo. Ma sempre in materia di Formazione, tra i tanti difetti (tenuto di ciò che i giovani Colleghi/e si immaginano e poi trovano una volta scaraventati in trincea) non può certo annoverarsi quello della fantasia di chi comanda e/o organizza. Ed è così che l’ex componente della “Premiata Ditta” si trasforma in docente…del Corpo. Tralasciando i commenti per nulla benevoli che hanno accompagnato la designazione a Capo della corrispondente direzione del Dap del già Provveditore della Campania, prima della triste vicenda di Santa Maria C.V., la similitudine tra nome e funzione potrebbe far sorridere. Meno male, infatti, che il neo-docente si chiama Insegno (Pino): il “coup de thèàtre” è riuscito, ma non inganna nessuno. Chiamare un volto noto per allestire una cartolina di formazione è una precisa scelta di marketing, che mette la facciata davanti al contenuto; se al posto del cognome didattico fosse comparso un nome come Galeotti o Righi avremmo capito subito che si cercava sostanza e non solo effetto scenico, perché il rischio non è un divertente gioco di parole, ma la degradazione della formazione a passerella, la trasformazione di aule in set e di percorsi didattici in operazioni di immagine. Non si tratta di un vezzo innocuo: è una degradazione professionale verso la Polizia Penitenziaria, che merita metodi, esercitazioni realistiche, valutazioni oggettive e docenti con esperienza comprovata, non pose fotografiche e slogan ben confezionati. Chi ha la responsabilità di selezionare formatori, invece, avrebbe dovuto smontare la scenografia, pubblicare i programmi e i criteri di valutazione (anche dei docenti scelti non si sa come e perché tra i neo-commissari), dimostrando con i fatti che l’investimento è sulla preparazione e non sul titolo della brochure. Altrimenti riconosciamo la verità: qui non si forma, si vende un’immagine che essendo da decenni mal gestita (se non a fini carrieristici per alcuni, numerosi, soprattutto esterni al Corpo) di fatto umilia le donne e gli uomini in uniforme nelle carceri italiane. Come OSAPP gridiamo ancora una volta nel “deserto”? No! Perché anche senza fare nomi e cognomi chi ha la responsabilità di questa, come delle altre scelte sbagliate, sa che parliamo di loro e lo sanno anche i Colleghi/e delle trincee detentive. Un fraterno ed affettuoso saluto a tutti. _ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

