di Leo Beneduci_ Può essere il titolo di un romanzo o, addirittura, di un film horror, invece accade al terzo piano del Dap e coinvolge, per intero l’Italia Penitenziaria. Chi siede sui più alti scranni degli altri piani di Largo Daga, può nascondere, mistificare, diluire, attribuire ad altrui le scelte sbagliate, ma su quella sedia, prima o poi gli altarini vengono fuori e, o sei capace o non lo sei e devi andare altrove.
Abbiamo diramato e commentato la direttiva del sull’utilizzo del GusWeb da parte dei sindacati, di cui l’attuale titolare della sediarossa si affanna a regolare l’accesso ai dati, come se fosse il custode della trasparenza. Peccato che proprio lui non abbia mai dato corso alla delega per il Regolamento di Servizio del Corpo di Polizia Penitenziaria. Peccato che non abbia mai garantito trasparenza negli incarichi: i contenziosi al TAR dei direttori e comandanti parlano chiaro. Sempre lui, sediarossa, ha scelto — in qualità di Direttore Generale del Personale — dirigenti con criteri discrezionali. Ora il terzo piano li rimuove, uno dopo l’altro: Sollicciano, Livorno, Viterbo. Sedi che raccontano di una gestione confusa, contraddittoria, opaca. Sediarossa, quando dirigeva il piano terra, ha sbagliato le valutazioni — lo ha detto il TAR e lo conferma la realtà. Probabilmente è come nella sindrome di Dunning-Kruger: ci sente onniscienti, convinti di vedere ciò che gli altri non vedono, di capire ciò che gli altri non capiscono. Peccato che, poi, la realtà, i dati e i ricorsi lo smentiscano. Nel frattempo, al DAP si eredita la gestione di sediarossa, si incrociano dati, si monitorano le presenze, si tracciano movimenti. Un Grande Fratello penitenziario che ignora — lo ripetiamo — lo Statuto dei Lavoratori e il Regolamento europeo sul trattamento dei dati. Di tutto questo, sediarossa non si occupa. Ma guai a parlare di diritti. Guai a disturbare il gran Manovratore, consulente dei suoi epigoni milanesi, che addirittura raggiunge in ufficio (invertendo il cerimoniale tanto caro alla politica che fa indire corsi specifici). Nordio, Sisto, Delmastro, Ostellari che lo avete scelto e confermato, forse non li ritenete capaci di giudicare i fatti e di trarne le conseguenze, ma anche i Poliziotti Penitenziari votano e votano le loro famiglie e i loro amici. L’OSAPP non chiede favori. Chiede verità. E se la verità fa tremare una sedia del Dap allora è tempo di cambiare colore a quella sedia, oppure lasciarla e cambiarne l’occupante. Fraterni saluti a tutti. _ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

