di Leo Beneduci_ Come sempre, tra annunci e realtà, tra piani formativi e trincee operative, si consuma l’ennesimo paradosso: a metà novembre, i neo agenti di Polizia Penitenziaria, appena assegnati in affiancamento negli istituti più carenti e critici, verranno “svezzati” e impiegati in perfetta solitudine istituzionale nelle peggiori realtà. Nessuna rete di protezione, nessun tutoraggio adeguato, nessuna gradualità. Saranno chiamati a reggere turni, sezioni, emergenze, come se l’esperienza si potesse improvvisare e la responsabilità si potesse delegare al caso. Il grado di efficienza di un Corpo non si misura dai suoi regolamenti, ma da come considera e protegge chi lo regge ogni giorno, spesso senza voce, senza strumenti, senza riconoscimento. E allora, cosa dice del “sistema provveditoriale” questo svezzamento frettoloso, questa fiducia cieca nel “vedrai che ce la farai”, questa assenza di metodo e di cura nel governo del personale a livello distrettuale. A cosa serve l’ufficio I di un PRAP? Gli istituti sono gravidi di eventi critici generati e mal gestiti dai PRAP che palleggiano detenuti da un istituto all’altro, di tensioni, di carenze strutturali e organizzative. Eppure, proprio lì in quelle sedi devastate che si mandano i più giovani, i meno esperti, i non ancora formati. Non per scelta strategica, ma per necessità. Non per valorizzarli, ma per tappare falle. E intanto si tace. Si tace sulle condizioni di lavoro, sulle assenze di affiancamento reale, sulle responsabilità che si scaricano a valle con procedimenti disciplinari istruiti dai medesimi tuttofare provveditori (che sono anche giudici). Non è questione di paternalismo. È questione di dignità. Di metodo. Di visione. Il Dipartimento ha fatto la sua parte: ha assegnato uomini, ha distribuito risorse. Ora tocca ai dirigenti distrettuali investire questo patrimonio umano, non sprecarlo in impieghi azzardati, non bruciarlo in “esperimenti/sacrifici operativi” senza rete. Non si tratta di riempire caselle, ma di costruire tenuta, sicurezza, continuità. Serve che in ogni sede siano attivati nuclei di pronto intervento, composti da “fratelli maggiori” – agenti esperti, preparati, riconosciuti – capaci di ripristinare ordine, garantire sicurezza sul lavoro e restituire serenità operativa. Serve che i soggetti violenti siano assegnati, con decisione e responsabilità, in sezioni apposite, ben organizzate, dotate di celle antivandalo e presidiate con criterio. E serve che i provveditori e i loro diretti collaboratori dalla scrivania vuota permettano tutto questo, senza esitazioni, senza deleghe al caso, senza chat e messaggini. Perché il Corpo si riconosce da come chi lo dirige (che non sono i dirigenti di Polizia Penitenziaria importanti solo sulla carta e per qualche divisione al Dap) tratta le donne e gli uomini che da questi dipendono e non solo ed esclusivamente dalla dotazione organica. Mentre oggi, chi regge il peso della trincea, lo fa da solo, nel turno di notte, nel corridoio più umido e umile, nella sezione più tesa. Senza rete. Senza voce. Senza sfollagente ma solo con casco e mascherina per non prendere sputi e colpi in testa e scudi per proteggersi da sgabelli, fondi di moka e bastoni che i detenuti lanciano con la stessa disinvoltura con cui alcuni provveditori leggono le relazioni di servizio e le richieste di intervento della trincea. Sappiamo che presso diversi politici e al Dap queste nostre note sono lette e persino attese, assai di più di quanto lo siano all’interno dell’OSAPP. E allora, al fatto che, tranne per ciò che riguarda le due ultime disposizioni del Capo Dap De Michele a cui abbiamo accennato, non cambi in realtà granché nella frastagliata e disorganizzata gestione delle carceri e dei servizi penitenziari, che alle parole-promesse non seguano i fatti, quale significato dovremmo attribuire? Che il sistema penitenziario dovrà essere per sempre luogo di proliferazione delle istanze criminali e che la Polizia Penitenziaria è destinata ad estinguersi? Fate Voi!! Un abbraccio a tutti._ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

