di Leo Beneduci_ Mi hanno detto, tempo fa, che il Calendario della Polizia Penitenziaria e, quindi, allo stato attuale anche il ‘vigente’ del 2026, serva essenzialmente a far conoscere il carcere e i (felici) Poliziotti Penitenziari che ci lavorano a chi non li ha mai visti e, forse, non li vedrà mai. Ed invero, anch’io pensavo che coloro che il carcere non lo conoscono e che, probabilmente, non lo vedranno mai, fossero solo gli estranei, ovvero la stragrande maggioranza dei cittadini-abitanti sul territorio nazionale che, certamente, ne hanno sentito e ne sentono parlare, ma che con le vicende penitenziarie non hanno mai avuto a che fare. Purtroppo e, ahimè, come fin troppo spesso mi capita, sbagliavo! Non ci credevo, eppure e i fatti non mentono. Anche al Dap sembrerebbe che senza il calendario della Polizia Penitenziaria le carceri, il personale che vi opera con tanto di organizzazione-articolazioni, servizi, etc. etc. potrebbero risultare del tutto sconosciuti. Ad esempio, accade che la Direzione Generale Detenuti e Trattamento, forse l’organo di maggiore rilevanza dell’intero Dap, continui a trattare il sistema penitenziario come un dispositivo semplice, lineare, governabile per istruzioni. Un playback amministrativo che ripete formule, senza mai ascoltare la realtà che dovrebbe dirigere. Invece, il carcere non è un monolite. È un ecosistema instabile, fatto di spazi, corpi, turni, assenze, sovraccarichi, vulnerabilità, norme che si contraddicono e prassi che si stratificano. È un sistema vivente, non un manuale d’uso. Eppure, la suddetta, Direzione Generale continua a produrre circolari come fossero libretti dell’IKEA: “montare il pezzo A sul pezzo B”, “applicare la misura X nella sezione Y”. Una semplificazione infantile che presuppone un carcere piatto, standardizzato, intercambiabile. Peccato che il carcere reale non funzioni ad incastri, e che la complessità non si lasci ridurre a un foglio di istruzioni. L’esempio più grottesco è la gestione del 14-bis. Secondo i “Soloni” del DAP, la misura può essere eseguita anche nelle sezioni ordinarie. Un’affermazione che tradisce una distanza siderale dalla realtà: a parte le comunicazioni e gli scambi tra i soggetti della stessa sezione, molte di quelle ordinarie sono composte da celle multiple. Nel sovraffollamento, ogni posto letto è un equilibrio precario. Inserire un 14-bis in una cella multipla significa, semplicemente, perdere posti. E perdere posti significa aggravare il sovraffollamento che il DAP, almeno sulla carta, dovrebbe contrastare. La complessità non si governa per slogan né per istruzioni prefabbricate. Si governa riconoscendola. La Direzione Generale citata e con lei l’intero Dap, oggi, continuano a rifiutare tale riconoscimento, preferendo la comodità del playback alla fatica dell’ascolto. Certo, non è facile fare diversamente e andrebbe reso merito, almeno, dell’impegno, ma e come si dice: di buone intenzioni è lastricato l’inferno e ciò è ancora più vero quando quello che invece andrebbe non viene fatto (ad esempio l’istituzione di istituti ad hoc da parte dei Prap) tanto che, poi, le conseguenze delle disposizioni ‘estemporanee’ ricadono sempre e solo sui Poliziotti Penitenziari che operano nelle trincee detentive. Ci sia consentita. Infine, una ultima annotazione sempre riguardante la conoscenza da calendario della realtà delle carceri. Noi, come OSAPP, scriviamo ed interveniamo nelle nostre, assai spesso allarmate segnalazioni. rivolgendoci ai vertici dell’Amministrazione e del Dicastero della Giustizia, non per il mero piacere di descrivere o di dogliarci di ciò (il tantissimo) che non va; ma non siamo un Sindacato da ‘calendario’ (magari come altri più graditi all’Amministrazione) e ci piacerebbe conoscere ciò che se del caso si stia facendo per migliorare. Ma le risposte non arrivano mai, neanche da parte del pur ‘volenteroso’, almeno nelle intenzioni dichiarate, capo del Dap De Michele, il cui ruolo risulta sempre più marginale e appiattito verso la presa d’atto dell’ineluttabilità degli errori e delle gravi contraddizioni del sistema. E non starebbe a Noi rammentare che di carcere in Italia si muore e che non ne muoiono solo i detenuti. Un grande ed affettuoso abbraccio a tutti. _ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

