di Leo Beneduci_ La realtà è molto più semplice e triste da comprendere di quanto si possa immaginare. I maranza fanno marameo ai poliziotti penitenziari di trincea che hanno le mani legate e il DAP non vuole affrontare questa verità. A Largo Daga propagandano il pugno duro, si inventano super protocolli e generano superpoliziotti. Ma nel carcere “vero” basta un ragazzino di diciotto anni con i suoi capricci per mettere in crisi un intero apparato e certamente non è colpa dei poliziotti penitenziari, sempre più esposti a rischi disciplinari e inchieste penali. Il risultato ottenuto dai “Soloni” dipartimentali è un sistema capovolto dove chi dovrebbe far rispettare l’ordine deve chiedere il permesso, chi dovrebbe comandare deve convincere e chi dovrebbe essere rispettato e temuto viene deriso. Come pensano di fare lotta alla mafia se manca l’ABC dell’autorevolezza contro un “semplice,” maranza? Se un ragazzino mette in crisi un carcere, come si pensa di contrastare le cosche? I detenuti fanno marameo sapendo che il basco azzurro non ha più la stessa autorevolezza delle Fiamme Gialle, della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri e io me la dovrei prendere ancora una volta con chi racconta sciocchezze o, peggio, le cazzate le fa da anni e viene persino citato ad esempio, perché quanto entrambi i soggetti hanno seminato sta dando i propri frutti che persino germogliano nel peggior modo possibile. Ma il problema riguarda anche chi applaude e concorda pur facendo parte di coloro che per primi pagheranno le conseguenze dello sfascio e che poi si lamenteranno o, persino, si sentiranno abbandonati a se stessi.
Se vogliamo realizzare ciò che può essere valido e migliore per tutti i colleghi/e la Polizia Penitenziaria in generale, anche chi applaude, concorda e si accontenta delle parole o delle promesse non mantenute DEVE CAMBIARE nel comune interesse. Perché oggi la Polizia Penitenziaria è ostaggio persino dei maranza: questa è la realtà di un fallimento istituzionale senza precedenti che rappresenta un’umiliazione quotidiana per ogni poliziotto di trincea e un’offesa alla sua intelligenza, mentre al DAP ragionano sui massimi sistemi (se pure ragionano), consumando straordinario e rimborsi per le missioni. Già la Polizia penitenziaria non ha più o forse non ha mai avuto, la credibilità istituzionale né con i detenuti né con magistratura e le altre Forze di polizia perché ai vertici ha sempre avuto figure “esterne” nominate dalla politica per ragioni per nulla attinenti al Corpo e alla migliore gestione delle carceri, nonché ad affrontare e risolvere i problemi del proprio personale e che, invece, hanno pensato più che altro a loro stessi, alle loro carriere e ai loro guadagni. Ed infatti, se un detenuto si rifiuta di rientrare in cella, i poliziotti hanno le mani legate perché la resistenza contro un basco azzurro non è come quella nei confronti di Polizia di Stato o Carabinieri. L’occupazione di una cella che occorre sgomberare non viene gestita come succede all’esterno quando si devono sfrattare immigrati, perché la Polizia Penitenziaria deve fare opera di persuasione invece che applicare la forza necessaria. Non esiste un prontuario chiaro e preciso sull’uso della forza e ogni minima rivendicazione dei detenuti, che all’esterno non hanno mai avuto da ridire sui poliziotti che li hanno arrestati, diventa inchiesta penale e disciplinare contro chi indossa il basco azzurro. I detenuti hanno capito che possono permettersi tutto: resistere agli ordini, occupare spazi, minacciare il personale, sputargli in faccia perché sanno che la reazione sarà sempre misurata dal timore delle conseguenze giudiziarie. Prima o poi si spera che la magistratura chiami sul banco degli imputati quei vertici lautamente retribuiti che invece di concentrarsi sui poliziotti di trincea e sulla la credibilità istituzionale della Polizia Penitenziaria, si baloccano con circolari inutili e disposizioni contraddittorie intese ad invertire il principio della responsabilità: chi meno può e meno è retribuito, più ne risponde (sic!).
Il mio migliore abbraccio a tutti.
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

