di Leo Beneduci_ C’è qualcosa di grottesco nel vedere il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria esibire i suoi costosissimi fucili Jammer per abbattere droni, mentre la realtà dietro le sbarre racconta tutt’altro: un sistema che si auto-organizza, si adatta e resiste con mezzi semplici ma efficaci. Mentre il DAP celebra le sue strategie in conferenze e comunicati, bastano quattro detenuti con un cellulare e un po’ di grappa per neutralizzare una perquisizione senza il minimo sforzo, dimostrando quanto sia facile per loro vincere contro un’amministrazione che non conosce le vere dinamiche di un carcere che si adatta ed evolve. Un messaggio rapido da una cella che affaccia sull’ingresso con un laconico “pronto, i puffi si sono svegliati” e l’intero reparto è allertato in pochi secondi, senza bisogno di voci urlanti dai tetti, solo un semplice sms che funziona meglio di qualsiasi sistema di sicurezza tecnologico costato milioni al contribuente. Ma la creatività non si ferma qui perché i gratta e vinci sono diventati la valuta corrente con tagli diversi, provenienza apparentemente lecita, perfetti per il baratto, facili da nascondere e meno ingombranti delle sigarette tradizionali, e se rinvenuti il detenuto può sempre sostenere tranquillamente che glieli ha mandati la moglie per sognare una vincita milionaria. E se decide di grattarli il sistema offre comunque una vittoria garantita: o vince davvero e il biglietto esce nel pacco come prova tangibile, oppure perde come tutti i comuni mortali ma può sempre riprovare con la speranza di essere più fortunato, perché in ogni caso il meccanismo regge e offre sempre una via di uscita vincente. La controffensiva carceraria raggiunge il suo apice nella gestione dei trasferimenti dove se un detenuto parte alle quattordici resta nel distretto mentre se parte al mattino va lontano, informazione elementare che scatena immediatamente la rete di solidarietà con messaggi tipo “fratello, sta arrivando Karim, quando senti il cancello vieni in matricola o in infermeria e fagli capire che non è solo”. Al contrario se arriva qualcuno che ha tradito o commesso una infamità il comitato di accoglienza lo aspetta con un messaggio altrettanto chiaro e definitivo: qui non metti piede, dimostrando come il carcere abbia sviluppato un sistema parallelo di comunicazione, scambio e giustizia che funziona con una precisione chirurgica che le istituzioni ufficiali non riescono nemmeno a imitare. Per i detenuti non costa assolutamente niente vincere facile contro un DAP che continua a illudersi di controllare dinamiche che non conosce e non comprende, perché la vera partita non si gioca con droni e fucili tecnologici ma nella capacità di decifrare e utilizzare le logiche reali che attraversano quotidianamente le mura penitenziarie, e su questo terreno i detenuti vincono sempre a mani basse.
Fraterni saluti a tutti.
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

