di Leo Beneduci_ Non c’è nulla da stupirsi: in tema di racket e guadagni illeciti, le carceri italiane non hanno nulla da invidiare alle più consolidate organizzazioni criminali operanti sul territorio che, anzi, se ne avvalgono e se ne rafforzano con sempre maggiori adepti. Negli istituti penitenziari italiani si è consolidato, da tempo, un modello di gestione parallela che non ha nulla di improvvisato. È un sistema che funziona come un’impresa: ha procedure, tariffe, intermediari, riscossori e beneficiari. Una multiservizi criminale che opera dove l’amministrazione arretra, dove la vigilanza non può intervenire, dove la quotidianità diventa terreno fertile per economie alternative. L’abbiamo chiamata per quello che è: Ferroservice Plus, la multiservizi che apre tutto, gestisce tutto e controlla tutto. Non parliamo solo di sostanze e/o farmaci. Un tipico “servizio” offerto è l’affitto delle celle singole. In molte realtà il canone è fisso: circa duecento euro al mese, da versare all’esterno ai referenti della rete criminale. Non è un contributo volontario, non è una forma di solidarietà interna. È un contratto di locazione non scritto ed effettivo, riscattato dai familiari dei detenuti che ottengono la sistemazione privilegiata. Un canone che si paga per evitare ritorsioni, per non perdere il posto, per non essere ricacciati nella promiscuità forzata. Un canone che certifica la resa dello Stato su uno spazio che dovrebbe essere sotto il suo controllo esclusivo. Ma la Ferroservice Plus non si limita agli immobili. Gestisce anche il settore lavoro, trasformando i posti di lavoro in carcere in un mercato regolato da rinunce forzate, malattie strategiche e sostituzioni pilotate. L’amministrazione continua a credere nelle graduatorie, nelle rotazioni, nei criteri oggettivi. La realtà è un’altra: la designazione effettiva è decisa dai detenuti che controllano la sezione. Chi viene nominato è costretto a rinunciare, a mettersi in malattia, a lasciare il posto per far subentrare un sostituto scelto dal gruppo dominante. Il risultato è un doppio incasso: dal designato e dal sostituto. E un potere che si consolida ogni giorno, mentre l’amministrazione resta spettatrice. Ad integrare ulteriormente il catalogo dei servizi c’è il racket del carrello. Chi riceve pacchi dall’esterno, cibo o accrediti, è obbligato a lasciare le pietanze del carrello agli “indigenti” designati dal gruppo di controllo. Non è assistenza: è un prelievo coatto. È l’ennesima tassa occulta che grava sui più vulnerabili e che certifica l’esistenza di un’autorità parallela che decide chi mangia cosa, chi può trattenere il proprio, chi deve cedere. A completare il tutto, poi, il costo pro-capite della telefonata “clandestina” effettuata con telefonini provenienti dall’esterno: fino a 50 euro a chiamata. E se il detenuto non provvede a saldare? Prima tocca a lui, spedizioni punitive organizzate ad hoc e a poco serve “fare casino” (magari aggredendo l’agente di sezione e/o autolesionandosi) per farsi trasferire, perché anche nell’altro istituto è la stessa cosa, previo preavviso dei tam tam delle carceri. Poi e se del caso tocca alla famiglia fuori dal carcere: “vostro figlio, vostro marito, vostro padre ha accumulato un debito di…dovete provvedere”. Sono accettate anche le prestazioni sostitutive: prostituzione, traffici etc. etc.. Questo sistema non nasce dal nulla. Si sviluppa dove lo Stato arretra, dove la gestione quotidiana è lasciata all’autoregolazione interna. È un’economia criminale che prospera perché trova spazio, tempo e impunità. Un’economia che non teme concorrenza perché non trova un’autorità capace di contrastarla. L’OSAPP denuncia da anni che senza personale, senza strumenti, senza una strategia reale di controllo delle sezioni, ogni istituto diventa terreno fertile per la criminalità organizzata interna. Non è un fenomeno marginale: è un modello economico alternativo che si è radicato e che oggi produce profitti, gerarchie, clientele e violenze. La Ferroservice Plus è una realtà. È la fotografia di un sistema che ha trasformato la detenzione in un mercato immobiliare, il lavoro in una concessione a pagamento, il carrello in un tributo obbligatorio, le telefonate e/o i telefonini in un servizio suppletivo. È la dimostrazione che, dietro le sbarre, si è consolidata un’impresa criminale che opera come un multiservizi: apre, gestisce, controlla e sistematicamente incassa. Dove comanda la Ferroservice Plus, lo Stato non c’è più, è morto e sepolto! Anche per questo andrebbe rafforzata, potenziata, riorganizzata, professionalizzata e specializzata la Polizia Penitenziaria, altro che le chiacchiere della politica e il tour degli amministratori incapaci. Perché, ce ne scusino i lettori, se scontare una pena detentiva in Italia significa soggiacere ad un sistema di ricatti ed estorsioni tanto diffuso e potente, forse le attuali carceri sarebbe meglio chiuderle del tutto. Un abbraccio come mille abbracci._ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

