di Leo Beneduci_ Mentre il Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, con toni trionfali, saluta i neo agenti al giuramento proclamando “Siete il futuro della sicurezza penitenziaria!”, l’Amministrazione distrettuale si incarica puntualmente di demolire ogni entusiasmo, trasformando l’ingresso nel Corpo in un percorso a ostacoli fatto di umiliazioni e disservizi. I giovani agenti, motivati e pieni di aspettative, vengono accolti non con dignità, ma con brande da detenuti, materassi ignifughi di spugna, bagni fatiscenti privi persino di un bidet, e camere multiple che gridano sovraffollamento. In una stanza, quattro agenti con turni diversi: chi rientra da quello di notte cerca riposo, mentre chi si prepara per quello del mattino accende luci, si veste, si muove. Le esigenze di uno non corrispondono a quelle dell’altro. Il risultato? Stress, insonnia, frustrazione. Altro che accoglienza: è una prova di resistenza. Le cosiddette “caserme agenti” sono ormai un paradosso. Strutture pensate per garantire prontezza operativa in caso di allarme, ma occupate da dirigenti dei Provveditorati e tecnici amministrativi che nulla hanno a che fare con la sicurezza. In alcune realtà, chi ha potere può disporre di una camera in caserma riconvertita in foresteria – come fosse un hotel con tanto di servizio in camera per la pulizia – , pagando poche centinaia di euro e, in alcuni casi, facendosi accompagnare con l’auto di servizio da quella che è, a tutti gli effetti, casa propria. A seguito di una segnalazione dell’OSAPP, il Dipartimento ha avviato un monitoraggio. Ma i Provveditorati, in evidente conflitto d’interessi, indugiano. Dovrebbero essere sfrattati i dirigenti che occupano foresterie a tempo pieno senza alcun bando, ma si preferisce il silenzio. Intanto, le relazioni sindacali di Largo Daga non riscontrano le note OSAPP. Perché farlo significherebbe ammettere la fondatezza delle denunce e le responsabilità dei Provveditori, dei Direttori del personale, dell’ufficio tecnico e quello per i detenuti di ogni articolazione distrettuale. Questa gestione distorta e clientelare delle “caserme agenti “ non solo mortifica la funzione dei poliziotti di trincea, ma ne mina la permanenza nel Corpo. L’Amministrazione non offre accoglienza, offre abbandono. E mentre si celebrano i numeri delle assunzioni, si tace su quelli di chi fugge da un sistema che li tratta come ultimi. L’OSAPP non smetterà di denunciare questa come tutte le altre vergogne dell’amministrazione. Perché la dignità dei poliziotti delle trincee detentive non è un optional. È un diritto!! Un abbraccio come mille abbracci. _ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

