di Leo Beneduci_ L’OSAPP lo dice e lo scrive da tempo: gli eventi critici e le botte ai Poliziotti Penitenziari nelle carceri non sono fulmini a ciel sereno. Sono il risultato prevedibile di disfunzioni organizzative – dei provveditorati – , ritardi, silenzi, compartimenti stagni, disattenzioni reiterate etc. E ora, finalmente, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria — con le direttive firmate dal Capo Dipartimento Stefano Carmine De Michele — sembra averlo capito. Con questo atto, l’Amministrazione compie un passo che non è solo tecnico, ma culturale: sposta l’attenzione dall’emergenza alla prevenzione, dalla gestione dell’evento critico all’eliminazione dei fattori che lo generano. È una svolta che l’OSAPP auspicava e che accoglie con soddisfazione, ma senza illusioni: perché già si levano le prime resistenze, i primi distinguo, le solite lamentele di chi vorrebbe continuare a percepire l’indennità penitenziaria senza sporcarsi le mani con la realtà delle sezioni. Funzionari giuridico-pedagogici, ragionieri, medici, educatori: chi incassa l’indennità penitenziaria deve contribuire attivamente alla prevenzione, punto. Non basta timbrare il cartellino dentro le mura del carcere e poi rifugiarsi negli uffici climatizzati. Serve presenza vera nei reparti, dialogo con i detenuti, condivisione delle informazioni, coordinamento quotidiano con chi sta in prima linea ogni santo giorno. Le doglianze di chi si sente “oberato” dalla richiesta di maggiore coinvolgimento sono patetiche e inaccettabili. Chi lavora in carcere sa — o dovrebbe sapere — che la sicurezza si costruisce insieme, giorno per giorno, con tutti sul campo. Era questo il vero contenuto e lo spirito guida della Riforma del 1990, articolo 40 in testa che proprio i principali destinatari hanno voluto fosse abolito, per attingere da quello che la Polizia Penitenziaria già aveva e da quello che il pubblico impiego stava ottenendo. Un po’ da una parte e un po’ dall’altra, anche senza risultati o esigenze effettivi. L’unificazione reale dell’Amministrazione penitenziaria doveva essere la parola d’ordine ed invece hanno pensato ad altro e ad accaparrarsi le migliori carriere a discapito soprattutto del Corpo e…delle carceri. Dopo 35 anni i nodi stanno venendo al pettine perché l’Amministrazione è diventato un carrozzone senza prospettive. Per questo UNIFICARE nel rispetto delle professionalità e delle competenze esistenti resta l’unica alternativa al disastro. Non è più tempo delle distinzioni di ruolo, dei privilegi corporativi, delle nicchie protette. È tempo della responsabilità condivisa. Solo superando le logiche di categoria, unificando gli sforzi, le competenze e soprattutto dimostrando il coraggio di stare dove serve stare, potremo garantire la sicurezza che il sistema richiede e che i cittadini si aspettano. La prevenzione non è un compito aggiuntivo: è il compito. E finalmente il DAP lo ha messo nero su bianco. Ora chi si chiama fuori si assuma anche la responsabilità di dirlo chiaro: “Io l’indennità la prendo, ma il rischio lo lascio agli altri.”. Soprattutto quel o quei dirigenti generali che, giovani o vecchi che siano, soffiano anche adesso sul fuoco delle divisioni, attribuendo la responsabilità della confusione all’OSAPP o ad altri, invece che a loro stessi, sappiano che il loro tempo sta arrivando e che la stagione dei privilegi sta finendo. UNIFICARE era e resta l’unica possibilità che non può essere sprecata ancora una volta. Fraterni Saluti a tutti._ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

