di Leo Beneduci_ Nel sistema penitenziario italiano nulla è eterno: non i Governi, non i sottosegretari, non le stagioni politiche. Eppure al DAP esiste una categoria che sembra aver ricevuto il dono della perennità. Non risponde ai cicli istituzionali, non teme il ricambio, non conosce la precarietà. Sopravvive sempre. E soprattutto, sopravvive indipendentemente da capacità e risultati. Sono i direttori: già preposti di periferia che, con un passo felpato e un sorriso accomodante, scalano la gerarchia fino a diventare vescovi — i Provveditori — e poi cardinali — i Vice Capi del DAP. Una carriera costruita non sulla gestione del disagio/degrado operativo da loro non impedito ad ogni livello, ma sulla gestione delle “relazioni” anche sindacali. Non sulla realtà delle sezioni, ma sulla capacità di essere accoglibili, accattivanti ovunque, perfino in politica. È questa la vera bomba del sistema penitenziario: un clero amministrativo che non ha un’anima propria, ma usa quella del Corpo per legittimarsi. E mentre loro ascendono e poi si convertono a garanti dei detenuti (vedi Milano, Sicilia, etc…) il sacrificio resta sempre lo stesso: quello della Polizia Penitenziaria, che vive nelle sezioni ciò che i cardinali del DAP raccontano nei dossier. La domanda che nessuno osa più porre è semplice: ci sarà mai un Vice Capo del DAP proveniente dalla Polizia Penitenziaria? La norma lo prevede. La realtà lo impedisce. Perché il contesto è ogni giorno più ostile, e le schiere di chi — pur appartenendo al Corpo — preferisce arruolarsi nelle fila contrarie, pur di non “darla vinta”, crescono. E crescono perché il sistema li attira, li consola, li blandisce. Il metodo è sempre lo stesso: “Darò a te, che sei del primo concorso, ciò che l’altro non merita”. Una promessa per ciascuno, una carezza per tutti, una Divisione perenne. È l’eterno gioco degli equivoci: dividere il Corpo per non farlo contare. E funziona. Funziona perché la Polizia Penitenziaria, invece di unirsi, di perseguire obiettivi comuni e veri per tutto il Corpo e non solo per alcuni, viene spinta a competere per briciole di potere, mentre i veri centri di comando consolidano la propria perennità. Intanto, nelle sezioni, le bombe vere continuano a esplodere: psichiatrici abbandonati, aggressioni quotidiane, psicofarmaci usati come tappo chimico e ingrediente di cocktail con droghe e poi telefonini, tantissimi, costosi come l’oro per le famiglie che stanno fuori, per riprendere la propria carcerazione fintamente felice e per dare o ricevere ordini. Ma queste bombe non minacciano la carriera di nessun cardinale del DAP. Minacciano solo la pelle dei poliziotti di trincea. E allora come Osapp diciamo basta con la catechesi dei direttori, dobbiamo spezzare la liturgia delle promesse, ricomporre l’unità del Corpo. Perché finché il clero amministrativo resterà eterno, eterno rimarrà anche il sacrificio della Polizia Penitenziaria, ancora senza regolamento di servizio, senza direzioni generali e senza vice capo del Corpo-Dap (non ci sarebbero abbastanza fondi, a differenza delle forfettarie senza limiti quanto inutili – sic!) Le tre cose che la legge prevede e che possono realizzarsi da subito, basterebbe volerlo veramente per il benessere dell’istituzione. Ma la battaglia incombe e i sottosegretari non durano per sempre, mentre tutto quello che sappiamo non possiamo sempre dirlo… Un fraterno abbraccio a tutti. _ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

