di Leo Beneduci_ Una mano al secondo piano di Largo Daga n.2 a Roma – il Dap ordina di chiudere le celle, l’altra al terzo spalanca le porte dei colloqui! Ci vuole urgentemente una riunione di condominio al DAP, perché la contraddizione tra inquilini del secondo piano, del terzo e del quarto ha raggiunto livelli grotteschi. Al secondo piano, la Direzione Generale dei Detenuti firma una circolare che impone con fermezza la “custodia chiusa” per i detenuti in Alta Sicurezza, paventando il rischio che i boss mafiosi possano testualmente “mantenere e consolidare dal carcere rapporti illeciti con la realtà criminale esterna”. La parola d’ordine è chiara: blindare, controllare, vigilare. Vengono addirittura disposte ispezioni, con tanto di imbarazzate conclusioni nella parte finale della circolare che ammette l’inadeguatezza di molti istituti. Contemporaneamente, al piano superiore, come in un teatro dell’assurdo, la Capa del DAP f.f. firma direttive che estendono da un’ora a due ore la durata dei colloqui per gli stessi detenuti soggetti al regime del 4-bis, in aperta contraddizione con l’art. 37 del DPR 230/2000 (le famose circolari che aboliscono le “leggi” sono tornate di moda al Dap) nonostante la disposizione del piano sottostante, per cui una mano chiude le celle, l’altra spalanca le porte dei colloqui! E non finisce qui. Al quarto piano, dalla “torre di controllo” del Sottosegretario Delmastro, si proclama la “tolleranza zero” contro le mafie e i poliziotti che non chiudono le celle, mentre sotto i suoi piedi – al terzo piano – si autorizzano misure che favoriscono proprio quei contatti che potrebbero alimentarle. E al piano terra cosa succede? Niente è sempre tutto fermo: mancano sempre più spesso comandanti e direttori negli istituti, alcuni per punizione altri per impellenti malattie altri ancora perché trasferiti. La soluzione sembra tanto l’ennesima farsa. Mandare i “fantastici primi dirigenti” – quelli che secondo il Sottosegretario dovevano valorizzare la Polizia Penitenziaria stando negli uffici di Largo Daga – a chiudere personalmente i detenuti e mettere ordine nelle carceri, ovviamente in forfettaria. Un’idea talmente brillante da sembrare rievocare gli spot del sottosegretario nel suo tour post insediamento. Vuoi vedere che le sedi individuate per i “fantastici dirigenti” sposteranno i detenuti in quelle degli anonimi comandanti privi di sponsor? Nel frattempo si mormora che il dopo Pasqua porti il nuovo Capo del Dap ma i nomi altisonanti di cui si vociferava sono saltati tutti quanti e si parla di una figura di ripiego, senza infamia né lode come si conviene ad una Amministrazione debole con i forti e forte con i deboli. Sarebbe ora che qualcuno in virtù dei millesimi istituzionali convocasse una bella riunione condominiale con tutti gli inquilini della Torre di Babele di Largo Daga. Forse, parlandosi direttamente, potrebbero, scoprire che stanno lavorando nello stesso edificio e per lo stesso sistema penitenziario, ma nei fatti l’uno contro l’altro anche se, poi, sinergicamente, tutti insieme, stanno distruggendo la Polizia Penitenziaria di trincea. O forse no, ognuno rivendica le sue tabelle millesimali: in fondo, perché rischiare di rovinare questa perfetta armonia nelle stanze dipartimentali romane. Il disastro è altrove! Oh Nordio oh Nordio, perché sottovaluti così le carceri e chi ci lavora? Perché, oh Nordio, pensi e fai in modo che il Dap non sia parte del Ministero della Giustizia visto che proprio quest’ultima è negata ai più deboli anelli della catena penitenziaria?
Un immenso e fraterno abbraccio a tutti.
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

