di Leo Beneduci_ A Largo Daga, piano terra lato vanità, c’è chi passa le giornate a riesumare circolari di trent’anni fa, antecedenti persino all’anacronistico regolamento di servizio fermo agli ispettori e che l’ufficio Legislativo del Ministero ha restituito al Dap con ulteriori osservazioni (ma, alla faccia della trasparenza, chi l’ha visto?) che, campa cavallo, il tempo passa. Sono i primi dirigenti che già si sentono superiori, “oltre” convinti di essere destinati a una qualifica successiva, come se la promozione fosse un diritto naturale e non una responsabilità soprattutto di uomini e di risorse. Nel frattempo, i comandanti delle trincee e i commissari capo anch’essi comandanti restano i cugini poveri. Reggono istituti, turni, emergenze, persone. Fanno ciò che serve, non ciò che conviene. E vengono trattati come manodopera di supporto da chi, dall’alto dei propri uffici, esercita un’autorità che non ha mai dato risultati sul campo. Alcune Divisioni del Corpo sono solo fogli di carta, amministrazione superba e scriteriata. È carta, non rischio. È procedura impregnata di supponenza, non presenza. Eppure, da quelle stanze si pretende di giudicare, dirigere, correggere chi ogni giorno affronta la realtà che loro vedono solo da remoto o attraverso racconti fantasiosi.
È la distorsione più evidente del Corpo: chi non ha mai respirato la trincea o è scappato per paura di soffocare si sente autorizzato a comandarla. La questione è semplice: i servizi amministrativi e i servizi operativi non possono essere confusi. Non possono essere trattati allo stesso modo. Non possono essere guidati con la stessa mentalità. Per l’operativo serve rispetto. Serve riconoscimento. Serve la consapevolezza che senza la trincea detentiva nessun dirigente di lato vanità avrebbe un Corpo da dirigere. Chi punta alla promozione calpestando i colleghi dimostra solo una cosa: non è pronto a guidare nessuno. Il Corpo ha bisogno di dirigenti, non di aspiranti nobili. E la trincea, quella vera, lo capisce al primo sguardo. È logico e conseguente, quindi, chiedersi: “ma quando la Polizia Penitenziaria riuscirà ad essere un Corpo unico in cui ogni parte o articolazione è funzionale ed organica alle altre?”. Un abbraccio fraterno a tutti. _ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

