di Leo Beneduci_ L’abbinamento mediatico delle due notizie che arrivano da Prato rappresenta un vero e proprio killeraggio della Polizia Penitenziaria. Da una parte la maxioperazione anticorruzione con 127 perquisizioni, 27 detenuti indagati e 4 agenti accusati di corruzione, dall’altra l’episodio dell’olio bollente lanciato contro il killer di Denise, con altri colleghi indagati per omissioni. Questo accostamento getta un discredito devastante su un’intera categoria che invece è la prima vittima di un sistema sciagurato dove comandante e direttore quella sera probabilmente non sono neppure andati sul posto per gestire un detenuto ad alto impatto sulla sicurezza. Non siamo indovini, ma dal piano terra di Largo Daga – sempre gravido di promozioni, ultima quella del direttore generale del personale Massimo Parisi salito al terzo piano come vice capo del dipartimento – continuano a sbagliare sistematicamente. La conferma di quanto l’OSAPP aveva previsto, pur non disponendo di elementi specifici che in realtà superano di molto le nostre preoccupazioni iniziali, arriva drammaticamente dalla cronaca con un particolare inquietante: la Procura ha condotto le indagini deliberatamente all’insaputa dei vertici del carcere, probabilmente proprio per l’instabilità gestionale della struttura. I frequenti cambi di comandante e direttore disposti o ratificati dal già Direttore Generale del personale Massimo Parisi e dal Provveditore Distrettuale Gloria Manzelli avrebbero reso troppo rischioso condividere informazioni sensibili con chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza dell’istituto. Altrettanto probabile, quindi, che la Procura non si potesse fidare dei vertici in missione da cui, altrettanto probabilmente, non sarebbero pervenute notizie utili alle indagini e riguardanti cellulari, droga, privilegi nel reparto Alta Sicurezza con 111 detenuti mafiosi etc.. Come ciò possa essere stato possibile, qualora ciò si sia effettivamente verificato unitamente al mancato instaurarsi di proficui rapporti dei nuovi vertici del carcere con la Procura, è una domanda, al momento, priva di risposta e su cui non riteniamo di doverci soffermare ulteriormente, spettando ad altri a Roma, l’eventuale accertamento delle cause di condizioni che, rivelando una scarsa credibilità istituzionale, hanno contribuito a minare la serenità operativa dei poliziotti penitenziari di trincea, sempre più spesso iscritti nel registro degli indagati senza alcuna tutela dai vertici. Vero è che dai mass-media è stato riferito che, comunque, è stata la stessa Polizia Penitenziaria a condurre le indagini, ma il danno è fatto in ogni caso per una notizia che ieri è girata ripetutamente su tutti i TG. Occorre, peraltro, accennare nel presente contesto all’ulteriore messaggio distorto ed implicito della “carta bianca” circolato tra gli appartenenti al Corpo a Prato e non solo – così tutti hanno interpretato l’arrivo di comandante e direttore direttamente da Roma – che, invece, si è trasformato in condanna, per lo meno mediatica, dei colleghi di trincea a Prato e di tutto il Corpo. Per quanto attiene, poi, alla vicenda del Killer delle prostitute e all’episodio dell’olio bollente che gli è stato gettato addosso da un altro detenuto, riteniamo che la corretta gestione di un detenuto in quella particolare condizione avrebbe dovuto vedere coinvolti direttamente e con costanza comandante e direttore, non lasciando da solo personale con scarsa esperienza e pochissimi anni di servizio all’attivo. Peraltro, non ci è difficile immaginare che se gli eventi contestati fossero accaduti altrove e non a Prato, per come è d’uso presso l’ancora attuale piano terra del Dap, direttore e comandante sarebbero stati i primi a pagarne le conseguenze dal punto di vista amministrativo-disciplinare. Quindi e mentre il personale di Polizia Penitenziaria di trincea affronta le conseguenze di tale gestione fallimentare, si dice che il comandante il 4 agosto rientrerà a Roma e il direttore dovrà solo attendere il cambio. Invece e lo abbiamo già detto direttore e comandante in missione dovrebbero restare, a costo zero, a Prato come tutti i comuni mortali della Polizia Penitenziaria e proprio per cercare di rasserenare un ambiente la cui vivibilità è compromessa in modo quasi irreparabile ed in cui, immaginiamo, le malattie da stress o consimili nel personale, ovvero una profonda disaffezione nei confronti del lavoro e la sfiducia nelle istituzioni, purtroppo, la faranno da padrone. D’altra parte, i continui cambi dei vertici nel carcere di Prato meriterebbero specifici approfondimenti anche da parte degli Organi di Controllo, atteso che le scelte dei vari vertici del Dap Russo, Di Domenico e Parisi nonché del Provveditore regionale Manzelli, dalla nomina del già comandante del carcere di Terni a quella del direttore di una delle Divisioni del personale del Dap, hanno posto almeno i presupposti su cui il problema delle eventuali infedeltà e anche della distanza interna tra vertici e truppa, ha potuto sedimentare, crescere ed infine deflagrare. Il caso Prato dimostra, quindi ed in maniera inequivocabile, il fallimento del sistema delle forfettarie: costi esorbitanti per l’amministrazione, fondi per straordinari e missioni prosciugati dai prescelti (considerate le eccedenze di organico al Dap e nei servizi non a turno) e nessun miglioramento della sicurezza, anzi un peggioramento della situazione e soprattutto l’abbandono del personale operativo alle proprie responsabilità. Il personale di trincea è realmente esposto a tutti i rischi, abbandonato dai vertici e costretto ad operare in condizioni di sovraccarico di turni ed orari ed in costante affanno. E, lo diciamo per inciso ed acchè qualcuno prossimamente lo rammenti, non sono solo il Dap e la Toscana, entrambi per le scelte profondamente sbagliate dei vertici, ad essere in macerie. Ma anche questa volta, il Ministro, i Sottosegretari delegati, oltre al Parlamento ed in generale il Governo, non se ne renderanno conto….fino forse al prossimo dramma penitenziario…dagli esiti speriamo non infausti..
Fraterni saluti a tutti.
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

