di Leo Beneduci_ Il Poliziotto Penitenziario non è analfabeta, non ha bisogno di suggerimenti dei detenuti e non è imputato naturale, è semplicemente il bersaglio di un sospetto codificato nel decreto legislativo 449 del 1992 che lo inchioda a responsabilità inesistenti e lo tratta come se fosse sempre colpevole, mentre la realtà delle carceri multietniche e sovraffollate richiederebbe sicurezza, mediazione e professionalità operativa. Gli analfabeti veri sono gli uffici disciplina con i loro consulenti “illuminati”, che non hanno mai letto davvero le assurdità del 449, eppure continuano ad applicarle come automatismi ciechi, sganciati da ogni regola, trasformando la recidiva in condanna perpetua e ignorando proporzionalità e contesto. La norma nasce ai tempi dei brigatisti, quando si temeva che gli agenti prestassero la penna a relazioni o temi per i figli, ma oggi viene usata come arma burocratica che funziona come una Beretta 92, spara a raffica contro i poliziotti di trincea, senza distinguere e senza ragionare. Nessuno pubblica la giurisprudenza dei consigli di disciplina, nessuno rende visibile quella dei TAR, nessuno ammette che la recidiva sia un abuso normativo, e così la brigata disciplina si rivela composta da analfabeti anaffettivi, incapaci di leggere la realtà e di scrivere riforme, ma sempre pronti a inchiodare i colleghi. Il vero paradosso è che il poliziotto viene trattato come analfabeta mentre chi lo giudica si comporta da analfabeta istituzionale, impermeabile al buon senso e alla responsabilità erariale. La verità è che tutto per quanto riguarda l’organizzazione e la gestione della Polizia Penitenziaria è talmente obsoleto da puzzare di rancido e di stantio da chilometri: una legge istitutiva di 35 anni fa, completata da un ordinamento che di anni ne ha appena compiuti 33 (D.Lgs. 443/1992) e per l’unico Corpo di Polizia comandato da chi non è Polizia in alcuna delle correnti attribuzioni e che solo grazie al Corpo ha fatto carriere stratosferiche (per questo e nonostante le promesse della politica la Polizia Penitenziaria è nei fatti abbandonata a se stessa) non c’è neanche un regolamento di servizio aggiornato. Ma la “perla” di cui l’OSAPP denuncia l’indecenza è il decreto legislativo 449/1992, sulla disciplina, quale emblema ministeriale dell’anacronismo e del disinteresse. Al Dap e a via Arenula dovrebbero finalmente farsi parte diligente e non solo “dichiarante” e aggiornare la norma, abolire le castronerie, le contraddizioni, le sanzioni per fattispecie inespresse e di valutazione discrezionale, e restituire agli agenti la loro funzione primaria, perché il poliziotto non è analfabeta e non può essere il bersaglio di coloro che continuano a sparare a raffica contro chi opera nelle trincee detentive, a discapito della propria salute fisica e psichica. Un abbraccio come mille abbracci. _ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

