di Leo Beneduci_ Il sistema penitenziario italiano è stato stravolto da una metamorfosi grottesca: i Collaboratori d’Istituto Penitenziario (CIP), nati come supporto amministrativo, sono diventati dirigenti, persino generali, senza formazione, senza esperienza, senza contatto con la realtà carceraria. È il trionfo della legge: “a pazziella ‘n man ‘e creature”: chi doveva collaborare ora comanda, chi doveva obbedire ora dirige. Questi nuovi dirigenti, vincitori di una prova scritta e mai formati alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, hanno scalato i vertici del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) senza mai aver gestito salvo rare eccezioni una emergenza in prima persona. Non avendo mai affrontato corsi idonei non sanno neanche dove stiano di casa e come si misurino i carichi di lavoro, fino ad aumentare senza battere ciglio del 140% l’organico del DAP ed impoverendo le sedi operative Il Governo di destra non aveva e non ha una propria classe dirigente ed ha dovuto mettere ai massini vertici quelli della sinistra che, per sicurezza e mentre accontentano destra, sinistra e centro (che tanto nessuno li controlla) hanno cambiato nome ai loro eredi, per farli sembrare importanti. Da CIP a “consiglieri penitenziari”, copiando la nomenclatura dei magistrati per nascondere la loro origine o, si spera, quella dei consiglieri di prefettura – che, invece, frequentano corsi e sanno cosa è una pianta organica, un visto della Corte dei Conti, o una copertura finanziaria.. Intanto, nelle sezioni, agenti ed infermieri si dimettono senza tregua. Il carcere non è più presidio dello Stato, ma spazio di impunità gestito da chi scrive le circolari ma ignora la realtà. Le aggressioni, un tempo isolate, sono oggi quotidiane. Istituti come Poggioreale, Nuoro, Sulmona, Secondigliano sono diventati terra di nessuno. La violenza colpisce a volte anche i direttori, vittime della loro stessa inettitudine. E mentre il sistema crolla, i CIP promossi a superdirigenti accusano l’OSAPP di allarmismo, incapaci di ammettere il fallimento. Preferiscono difendere la propria carriera che affrontare la crisi e si perdono in pettegolezzi disertando tavoli istituzionali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’incompetenza governa la competenza, la vanità onomastica sostituisce la sostanza. Serve una riforma radicale che restituisca dignità alla Polizia Penitenziaria, sottraendola al controllo di dirigenti nati per fare tutt’altro.
Quando i Cacicchi Inopportuni Penitenziari diventano capi, il sistema crolla. E chi dovrebbe ricostruirlo è troppo impegnato a scegliere il titolo giusto per la propria incompetenza. La trasformazione è completa. Il danno quasi irreparabile perché anche la politica che dice di essere con la Polizia Penitenziaria, parole a parte, in realtà guarda altrove. Fraterni saluti a tutti.
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

