2 Dicembre 2021

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Minacciati Agenti del carcere: “Olio bollente e siringhe insanguinate!”

È una tecnica antica che usavano i terroristi in carcere negli Anni di Piombo. Olio bollente per tenere lontano gli agenti della polizia penitenziaria.

È quello che è accaduto la scorsa settimana nel carcere di Alta sicurezza di Asti. Un detenuto ha cercato di tenere lontano gli agenti minacciando di gettargli addosso l’olio che aveva fatto scaldare nel suo fornellino.

Già qualche giorno prima, lo stesso detenuto, dopo essersi tagliato e avere aspirato il sangue con una siringa aveva minacciato gli agenti.

L’episodio è stato denunciato dal Sindacato di Polizia Penitenziaria OSAPP.Leo Beneduci, Segretario Nazionale OSAPP, racconta:

«Dal 4 novembre la polizia penitenziaria della Casa Reclusione di Asti ha dovuto fronteggiare una serie di problemi per contenere un detenuto con gravi problemi psichiatrici che ha messo in serio pericolo gli agenti. Dopo essersi dichiarato positivo ha cercato di gettare addosso al comandante del reparto sangue infetto. Lo stesso detenuto, qualche giorno dopo, l’11 novembre ha nuovamente causato problemi barricandosi in cella dopo avere bloccato la serratura e minacciato il personale con l’olio bollente che aveva scaldato con il fornellino. Solo dopo una estenuante trattativa è stato convinto a farsi curare in ospedale».

In carcere ad Asti restano da risolvere i gravi problemi di organico. Soprattutto figure intermedie come i sovrintendenti, anello di congiunzione tra gli agenti e gli ispettori, situazione fatta presente da anni da tutti i sindacati di polizia.

Aggiunge Beneduci: «I detenuti con problemi psichiatrici non dovrebbero stare a contatto con gli altri. Come l’OSAPPda tempo denuncia sono i principali protagonisti di offese, sputi e aggressioni contro il personale che non sempre riesce, come invece avvenuto ad Asti, ad evitare tragedie e ferimenti».

Il secondo padiglione

Un’altra questione riguarda la costruzione del secondo padiglione. Progetto portato avanti dall’Amministrazione penitenziara ma che vede contrari sia l’Amministrazione comunale di Asti, che i garanti comunale e regionale dei detenuti.

Oltre al ritardo con cui questa decisione è stata comunicata al Comune, i motivi della contrarietà al secondo carcere in sintesi sono: la preoccupazione di avere sul territorio, concentrati su una frazione piccola come Quarto, un numero elevato di detenuti; il risvolto sociale (organizzazione dei servizi di assistenza alle famiglie a carico del Comune) problemi di sicurezza sul territorio.

Bruno Mellano garante regionale dei detenuti e la collega Paola Ferlauto, garante comunale, evidenziano invece come il secondo padiglione, toglierebbe spazio alla socialità e organizzazione della vita dei detenuti venendo costruito su aree verdi e sportive.

 

 

 

Fonte: lastampa.it

 

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