23 Ottobre 2021

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NEWS FORZE DI POLIZIA E FORZE ARMATE

L’ordine del baby-boss dal carcere: smettetela di fare casini

In evidente inferiorità numerica, senza mezzi economici a disposizione, senza armi, senza nemmeno uno scooter per organizzare una risposta «di fuoco». Sono queste le difficili condizioni in cui si trova il clan Sibillo nel marzo del 2019, dopo che una operazione di polizia ha portato in carcere i vertici del gruppo malavitoso di Forcella. Le intercettazioni dei dialoghi, che danno pienamente la cifra del momento di fibrillazione che attraversa la cosca, sono allegate agli atti dell’inchiesta sulle fazioni criminali che imperversano nel centro storico di Napoli; inchiesta che alcune settimane fa, è sfociata nell’esecuzione di una ventina di misure cautelari.

Non appena venuti a conoscenza degli arresti (quelli del marzo 2019, ndr) nel clan Sibillo, i Mazzarella scendono in campo per assestare colpi ai rivali già provati. Questi, di contro, non possono fare altro che subire l’offensiva, perché come spiega Carmine Motti a un suo sodale (Roberto De Magistris), durante una telefonata captata dagli 007 dell’Antimafia, «quelli (i Mazzarella, ndr) sono troppi», e risulta assai proibitivo, se non impossibile, affrontarli. Ciononostante, il gruppo di Forcella si organizza per rispondere alle scorrerie degli avversari, che provano prima di tutto, ad occupare le posizioni lasciate sguarnite (a causa degli arresti)  dai Sibillo.

La prima mossa è quella di riuscire a reperire uno scooter, per «far scendere» gli affiliati, pronti per la controffensiva. Se ne occupano le donne del clan, che attraverso un giro di telefonate, alla fine riescono a procurarsi la moto. Della cosa, però, viene informato anche Antonio Napoletano, capoclan dei Sibillo. Nonostante sia detenuto nel carcere di Teramo, ’o nannone (come è conosciuto nell’ambiente criminale), ha a disposizione – in maniera illecita, naturalmente – un cellulare.

L’intervento del boss dal carcere

Napoletano interviene di persona – è scritto nell’ordinanza a firma del gip Luana Romano – «per assumere il controllo del clan Sibillo, sottraendo all’iniziativa dei singoli sodali la gestione del contrasto con i Mazzarella. Dal carcere, infatti, ordina a Maria Sabatelli (detta Miriana) di non fare gesti avventati». «Che cos’è questo bordello?», dice Napoletano a Sabatelli, intimandole di non prendere iniziative di cui ci si potrebbe pentire. Poi, nannone contatta Carmine Motti. Quest’ultimo, dopo essere entrato in contatto col baby-boss, va a casa di Alberto Volpe per riferire agli altri sodali, che nel frattempo si sono riuniti lì, cosa ha deciso il capoclan.

 

 

 

Fonte: Stylo24.it

 

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