6 Ottobre 2022

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La Ministra della Giustizia Cartabia incontra i nuovi dirigenti penitenziari

Marta Cartabia, ministra della Giustizia durante la cerimonia di commemorazione per il 41 anno dalla strage di Bologna, 02 agosto 2021. ANSA/MAX CAVALLARI

Dopo quasi 30 anni dall’ultimo concorso bandito per figure direttive nell’esecuzione penale, prendono servizio 37 nuovi dirigenti che, dopo un periodo di alta formazione, saranno destinati all’esecuzione penale di comunità e a quella minorile.

Nel salutarli, stamane presso la Scuola superiore dell’esecuzione penale “Piersanti Mattarella”, la ministra della Giustizia, Marta Cartabia ha sottolineato come i nuovi dirigenti, prossimi alla formazione, rappresentino in primo luogo “un concreto segnale di inizio di una nuova stagione, nella prospettiva di una giustizia al servizio di cittadini e comunità”.

“Carichi di nuove energie, sarete voi a portare sul territorio nuovo ossigeno all’esecuzione penale di comunità e all’esecuzione penale minorile” – ha aggiunto la Guardasigilli che ha messo in evidenza come la loro presenza nel sistema giustizia rappresenti un investimento a lungo termine per tutto il Paese.

“Nel vostro operato dovrete tener conto degli insegnamenti di chi vi ha preceduti, in anni in cui è sempre andata crescendo la necessità di un ripensamento complessivo del sistema delle pene, per un’attuazione del dettato costituzionale non ancora compiuta” – ha proseguito la Ministra.

Marta Cartabia non ha nascosto, infatti, nel corso del suo intervento, le criticità del sistema più preoccupanti, come i tanti suicidi nelle carceri di fronte ai quali “è impossibile non chiedersi se non ci sia qualcosa che non vada in un sistema di esecuzione della pena che assiste impotente a queste sconfitte”. Di fronte poi ai dati allarmanti sulla crescita di ingressi nei percorsi penali dei minorenni, rivolgendosi ai corsisti che ricopriranno il ruolo negli istituti penali per minori, caratterizzati da maggiore complessità, ha specificato: “Quelle strade sbagliate non siano mai, per nessuno di loro, vicoli ciechi, strade senza uscita”.

Consapevolezza del proprio ruolo, capacità di coniugare aspetti trattamentali con quelli di sicurezza e investimenti ed energie nella giustizia di comunità sono stati gli altri temi affrontati dalla Ministra Cartabia durante il suo discorso, dove ha sottolineato come altre forme di esecuzione della pena stiano dando risultati superiori rispetto alla mera detenzione.

Durante l’incontro, il Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Carlo Renoldi, ha evidenziato come i nuovi dirigenti saranno chiamati  da una parte al recupero, negli istituti minorili, di persone ancora in fase di sviluppo e dall’altra, negli uffici di esecuzione penale esterna, dove potranno contribuire a costruire un nuovo modello di detenzione non arroccata esclusivamente sul paradigma penitenziario ma che sappia costruire percorsi di reinserimento esterno”.

Renoldi ha poi invitato i corsisti a coltivare la capacità di ascolto: “Chi è chiamato a decidere deve ascoltare tutti, collaboratori e utenza. E, dopo aver ascoltato, potrà decidere, con prudenza ma anche con il coraggio della consapevolezza di chi è chiamato non a esercitare un potere ma a svolgere un servizio” ha detto il capo Dap.

Introdotto da Pietro Buffa, direttore generale della Formazione, Giuseppe Cacciapuoti, direttore generale del personale, delle risorse e per l’attuazione dei provvedimenti del giudice minorile del Dipartimento della Giustizia minorile e di comunità e da Domenico Arena, neo direttore generale dell’Esecuzione penale esterna, il corso è stato inaugurato da una lectio magistralis di Marco Ruotolo, ordinario di Diritto costituzionale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre dal titolo “L’esecuzione penale alla luce della Costituzione”.

Il percorso di formazione dei nuovi dirigenti si concluderà il 15 settembre 2023. Progettato in collaborazione con le direzioni generali e con gli Uffici del FGCM  si articolerà in moduli d’aula alternati a moduli di tirocinio, senza soluzione di continuità, nel senso che i contenuti formativi trasmessi in aula saranno, poi, verificati e contestualizzati con appositi project work nelle sedi operative di tirocinio.

 

 

 

Fonte: gnewsonline.it

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