21 Giugno 2021

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Intervista a Catello Maresca: “Via il carcere, a Nisida ci vuole il turismo”

«Il carcere a Bagnoli è follia. E dirò di più: bisognerebbe chiudere anche l’istituto minorile di Nisida. Due dei luoghi più belli al mondo devono avere una prospettiva turistica»: ha le idee chiare Catello Maresca, l’ex pm che punta a diventare sindaco di Napoli. Anzi, il pm. Perché, per il 49enne magistrato, «la toga è una seconda pelle» e a chi lo definisce “ex” fa notare di essere «in aspettativa senza assegni, al servizio della città». Di dimettersi, d’altra parte, Maresca non ha mai avuto intenzione. Tanto è vero che, nel caso la sua esperienza in politica dovesse terminare, ha già individuato un obiettivo: tornare pm e chiedere come sede Palermo per arrestare il boss Matteo Messina Denaro.

Intanto è alle prese con la composizione delle liste. I suoi candidati dovranno comprovare la propria “illibatezza” esibendo certificato penale e dei carichi pendenti: ha dimenticato il principio di non colpevolezza?
«Sui candidati faremo verifiche di merito che comprendono valutazioni non solo giuridiche. Il principio di non colpevolezza è sancito dalla Costituzione e resta la nostra guida. Poi c’è un discorso di opportunità politica. Chi ha pendenze con la giustizia va lasciato tranquillo affinché possa rimuoverle».

Ha senso escludere da una lista un candidato valido solo perché sotto inchiesta, magari per un reato banale?
«Ci sono accuse infamanti e non infamanti. Valuteremo caso per caso non solo questo aspetto, ma anche la capacità di rappresentare un preciso modello di uomo politico: avveduto, affermato nella propria attività, desideroso di dedicarsi a Napoli mettendo da parte gli interessi personali. Non è un approccio giustizialista, ma di buon senso».

Ha già fatto sapere di non voler salire sul palco col senatore Luigi Cesaro che, tuttavia, non è mai stato condannato. Se Cesaro dovesse invitare i suoi elettori a sostenerla, accetterebbe quei voti?
«Anche per Cesaro vale il principio di non colpevolezza, ma non mi risulta che sia in procinto di candidarsi a Napoli. Detto ciò, ognuno è libero di fare ciò che vuole».

Andiamo sui programmi. Gaetano Manfredi, suo principale competitor, punta sul patto per Napoli stipulato da Conte, Letta e Speranza. Lei ha una soluzione alternativa al problema del debito?
«Quel patto non mi convince per due  motivi: parte da Roma e non da Napoli; punta a creare una sorta di bad company alla quale imputare i debiti e prevede un aumento dell’addizionale Irpef che qui è già ai massimi livelli. Noi intendiamo agire sull’imputazione delle spese. Ma ci sono anche altre questioni da affrontare. Napoli, per esempio, deve entrare nella gestione dell’inceneritore di Acerra. E poi il comparto dell’assistenza sociale va razionalizzato attraverso modelli di compartecipazione pubblico-privato».

Quindi abbandonerà la gestione pubblica dei servizi sbandierata dall’amministrazione de Magistris?
«Il modello di gestione pubblica non ha funzionato. Emblematica è la gestione del patrimonio immobiliare del Comune che con Napoli Servizi è stata deludente. Eppure parliamo di un comparto strategico. Perciò bisogna accelerare sulle dismissioni e assicurare una manutenzione ordinaria più puntuale soprattutto in zone come Scampia e Ponticelli, dove la presenza di un’istituzione pubblica come il Comune dev’essere evidente. Per centrare questi obiettivi non esiteremo ad aprirci ai privati, nella massima trasparenza e senza criminalizzare chi legittimamente cerca un profitto».

Si parla di un carcere a Bagnoli: che cosa ne pensa da pm e da aspirante sindaco?
«Una follia. Stesso discorso per l’istituto minorile di Nisida che andrebbe eliminato. Da candidato sindaco trovo assurdo negare una prospettiva turistica a due dei luoghi più belli al mondo. A Bagnoli, in particolare, è indispensabile valorizzare la vocazione all’accoglienza, il verde e le testimonianze di archeologia industriale. Da magistrato, invece, penso che l’istituto di Nisida vada sostituito con un polo della rieducazione, dislocato altrove, che assicuri ai giovani in area penale la possibilità di formarsi e di trovare uno sbocco immediato nel mondo del lavoro: è la filosofia che anima l’associazione Arti e Mestieri di cui sono promotore».

Se dovesse essere sconfitto alle urne, si dimetterà?
«Resterò all’opposizione perché il mio è un impegno serio per Napoli».

E se la sua esperienza in politica dovesse prima o poi chiudersi, rientrerà in magistratura?
«Per me la toga è una seconda pelle. Quindi sì, rientrerò in magistratura. Se le norme me lo consentissero, mi piacerebbe lavorare a Palermo e assicurare alla giustizia Matteo Messina Denaro. Il mio metodo di cattura dei latitanti, d’altra parte, è oggetto di studio nelle università».

Intanto ha atteso mesi prima di mettersi in aspettativa e ufficializzare la candidatura, continuando a esercitare le funzioni nella stessa città che ora punta ad amministrare: non crede di aver danneggiato la giustizia italiana?
«Affatto. Il Csm ha ritenuto legittima la mia attività di ascolto. E poi mi sono messo in aspettativa quattro mesi prima delle elezioni, a differenza di miei colleghi che l’hanno fatto nell’ultimo giorno disponibile. Io sono in aspettativa senza assegna, a riprova del sacrificio che intendo fare per Napoli».

Su di lei, però, si è pronunciato il Csm più delegittimato della storia: come si restituisce credibilità alla giustizia italiana?
«La magistratura è sacra e il fatto che i suoi componenti siano fallibili non deve intaccare la fiducia dei cittadini nei suoi confronti. Di sicuro il sistema delle correnti è stato protagonista di una degenerazione. Bisogna ripartire dalle valutazioni di professionalità dei magistrati che sono standardizzate e troppo spesso positive. Servono valutazioni più rigorose, ma soprattutto parametri che tengano conto della specificità dell’attività svolta da ciascun magistrato, e strategie per coinvolgere l’avvocatura in questo delicato ambito».

Si parla di riforma del processo penale: che cosa ne pensa?
«Bisogna potenziare l’ufficio del processo, aiutando il giudice nell’organizzazione del lavoro, e contingentare i tempi entro i quali vanno svolte le varie attività. La ministra Marta Cartabia troverà la soluzione migliore insieme col resto del Governo e col Parlamento».

 

 

 

Fonte: il riformista.it

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