di Leo Beneduci_ Il principio costituzionale del buon andamento non è un soprammobile giuridico. È una linea retta, un obbligo che misura se un’amministrazione cammina, inciampa o si trascina. E allora la domanda non è un esercizio retorico: l’Amministrazione penitenziaria oggi sta andando meglio, uguale o peggio? Per capirlo bisogna scendere al piano terra del Dap (ma anche il secondo piano avrebbe tanto da ‘dire’, dove il lavoro sarebbe concreto e non teorico. Qui si ricostruisce sulle macerie della gestione precedente, quella in cui l’Ufficio Bilancio non era neanche riuscito a giustificare le forfettarie distribuite “a pioggia”. Chi aveva responsabilità ora è comodamente seduto ai piani alti da dove ancora rimesta, chi invece è rimasto giù continua a pagarne il conto. Dunque: meglio, uguale o peggio Spostandosi nelle Divisioni, il panorama non migliora, anzi. C’è chi sta così bene da rinunciare perfino alla forfettaria pur di non restare in trincea.. E dalle circolari con la firma del Direttore Generale di piano terra insieme alle risposte all’OSAPP sembra di assistere più a un circo che a un’amministrazione: primi dirigenti impegnati in esercizi di equilibrismo procedurale che sfidano la logica prima ancora della normativa. Forse perché troppo impegnati a costruirsi la carriera da dirigente superiore (che il meglio può sempre arrivare). Secondo una recente circolare, il dipendente dovrebbe produrre i documenti del suo stesso fascicolo. In una risposta all’OSAPP, invece, si sostiene che gli interpelli “per tutto il personale”, in nome delle pari opportunità, possano essere ristretti al Lazio per una misteriosa “celerità”. L’abitudine di rispondere ‘ad capocchiam’ e di menare il can pe’ l’aia affermando il nulla sembra difficile da perdere, al Dap la celerità vantata assomiglia più a un corridoio preferenziale che a un principio amministrativo. Poi c’è la Direzione Generale Detenuti e Trattamento, che ormai sembra un’agenzia di viaggi più che un ufficio strategico. Dal Piemonte, gravido di eventi critici, i detenuti vengono spostati in altre regioni senza una valutazione d’impatto, senza una logica, senza una visione. Nel frattempo l’Ufficio 14-bis, che il carcere lo conosce più dal calendario che dalla realtà, impartisce ordini perentori alla trincea, accompagnati dalla minaccia di rilievi disciplinari. Qui non si tratta più di meglio, uguale o peggio: qui si procede senza rotta e senza strumenti. Al terzo piano il regolamento di servizio è fermo. In questo scenario, l’unico ufficio che corre è la Sezione Disciplina. Presente, rapida, operativa. Pareri, strategie, interventi immediati. Ma la domanda è inevitabile: perché l’unico settore efficiente è quello che punisce? È questa l’idea di buon andamento? Intanto, in giro per l’Italia, ci sono Provveditorati retti da contabili o da primi dirigenti del Corpo, come se la complessità penitenziaria fosse un dettaglio e non un sistema che richiede competenze specifiche. E proprio qui emerge un vuoto che pesa come un macigno: manca un Vice Capo della Polizia Penitenziaria, una figura necessaria per dare direzione, coerenza e responsabilità a un Corpo che oggi viene trattato come un accessorio amministrativo, non come un pilastro operativo dello Stato. Senza questa guida, il sistema resta sbilanciato, frammentato, vulnerabile. Alla fine, il giudizio torna ai tre epiloghi iniziali. Meglio? No. Uguale? Nemmeno. Peggio? In troppi punti sì, e in altri ci si sta arrivando con sorprendente velocità. Il buon andamento non è un auspicio. È un dovere costituzionale. E oggi, tra macerie non rimosse, acrobazie amministrative, minacce disciplinari e un Corpo senza la sua necessaria catena di comando, l’Amministrazione Penitenziaria non sta andando nella direzione che la Costituzione impone. L’OSAPP continuerà a vigilare, denunciare e proporre. Perché il sistema penitenziario non può sopravvivere a un’amministrazione che si accontenta di galleggiare, oggi peggio di ieri. Deve tornare a funzionare. E deve farlo adesso. Peccato che malgrado i dichiarati intenti, su tali tristi risultanze De… non sente, non vede e soprattutto non parla… Un abbraccio come mille abbracci._ Nota per le redazioni_ Si autorizza la libera riproduzione del presente comunicato citando la fonte “OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria”. Interviste con il Segretario Generale OSAPP Leo Beneduci, disponibili previa richiesta, scrivere a osappoggi@gmail.com .
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

