COMUNICATO STAMPA OSAPP_ “Per i vertici del Ministero della Giustizia è diventato naturale morire in carcere. L’importante è che se deve accadere, non importa come, il posto sia quello giusto. Al Dicastero di via Arenula a Roma come al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria – il Dap con le sue articolazioni i Provveditorati Regionali, non ci si chiede come mai si muoia negli istituti di pena, perché potrebbe disturbare le ferie ed interrompere la pausa estiva degli uffici.” Così il Segretario Generale OSAPP (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) Leo Beneduci commenta l’ennesima stagione di morte nelle carceri italiane. “Dopo l’inchiesta di Messina per la morte di Stefano Argentino, si è avviata la corsa al rimpiazzo del detenuto, ovvero del ‘morto che cammina’: nel centro Italia su disposizione di un Provveditorato regionale del Dap ne sono stati spostati almeno tre in una sola struttura, tutto in pochi giorni. I detenuti a rischio suicidario sono diventati “pacchi bomba” che l’amico dell’amico in difficoltà sposta per evitare che un carcere – magari gestito da un direttore neofita con tre sedi – possa approdare agli onori della cronaca per suicidi. I Provveditorati regionali del Dap, attraverso il funzionario di turno – il Dirigente Generale titolare è in ferie dall’inizio di agosto – li scaricano dalle sedi ‘gradite’ verso quelle ‘antipatiche’: in ogni regione ci sono direttori e comandanti che fanno troppe domande, meglio farli lavorare sulle criticità così hanno meno tempo su altre questioni.” “Un tempo d’estate si contavano i cani abbandonati che secondo uno scrittore russo sono meglio degli uomini perché non sanno mentire. Oggi i vertici del Ministero e del Dap, contano da remoto e apparentemente si confondono sui numeri dei suicidi L’enigma è: 50 o 54? Non si sa nemmeno il numero esatto. Stiamo parlando di vite umane che corrispondono alla capienza totale di Sondrio, Lucca o Varese, un’intera sezione detentiva che scompare nel silenzio dell’estate istituzionale.” “Anche la magistratura è in vacanza e non può esprimere pareri sulle istanze cautelari. Quella che giudica rinvia tutto a settembre, come quel curioso magistrato di Varese che motivò il rinvio con ‘la coincidenza delle ferie personali’. Intanto dentro si muore e il sistema si organizza per nascondere, spostare, giustificare, accorpare sedi, trovare parafulmini istituzionali.” “Intanto il Ministero si schiera con le vittime del reato, ma dimentica il personale penitenziario trascinato in inchieste dopo ogni suicidio e coloro che vengono risarciti – o muoiono . per ingiusta detenzione. Queste vittime restano invisibili.” “È un sistema che ha istituzionalizzato l’indifferenza – conclude Beneduci. Mentre i palazzi del potere si svuotano per le ferie, nelle celle si continua a morire e nelle sezioni detentive sono solo i Poliziotti Penitenziari, molti di meno di quelli che dovrebbero essere, ad essere esposti a rischi e responsabilità. Però le vite umane non vanno in vacanza.”.
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

