6 Ottobre 2022

OSAPPOGGI.it

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CARCERE TORINO: boss camorra crea gravi problemi all’interno, mattoni crollano all’esterno!

Poche settimane fa aveva preso a pugni un Agente della Polizia Penitenziaria e ieri 25 luglio, dopo essersi inizialmente rifiutato di rientrare dell’ora d’aria, ha «deciso» di utilizzare la doccia di un’altra cella prima di mettersi a dormire in corridoio.

Sta creando non pochi problemi la presenza di un boss della camorra inviato al carcere di Torino per «osservazione psichiatrica».

Il Sestante, il reparto degli orrori, è però chiuso perché fatiscente e in fase di ristrutturazione e il 49enne, che apparteneva all’ala stragista del clan Gionta ed è stato ritenuto responsabile di tre omicidi, è stato condannato all’ergastolo in regime di 41 bis.

Per questo motivo l’OSAPP(Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) insieme ad altri sindacati della Polizia Penitenziaria hanno scritto al direttore del carcere, al Prefetto, al sindaco di Torino, al presidente della Regione Piemonte e a molte altre figure istituzionali segnalando che «mai dovrebbe essere detenuto nel carcere di Torino che, difatti, è fuori dal circuito del regime carcerario “rigoroso”».

Secondo un comunicato congiunto sottoscritto da tutte le sigle sindacali il boss starebbe creando grossi problemi gestionali: «Sono indubbie le gravi difficoltà degli agenti, facilmente intuibili a fronte di atteggiamenti aggressivi, arroganti e prepotenti del detenuto in questione».

A queste problematiche si aggiungono anche quelle strutturali, visto che dalla facciata della «terza caserma», sede del nucleo traduzioni e piantonamenti, si è staccato una grossa porzione di mattoni all’altezza del quarto piano ed è crollata sul marciapiede.

Fortunatamente non si sono registrati feriti, ma i sindacati chiedono aiuto:

«La situazione è fuori controllo, rivolgiamo un accorato appello a tutte le autorità affinché, ognuno per la propria parte di competenza, intervengano in aiuto della Polizia Penitenziaria, oramai allo stremo delle forze».

 

 

 

Fonte: torino.corriere.it

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