di Leo Beneduci_ Mi chiamano al telefono, rispondo e una voce allarmata mi dice: “Hai visto su canale___ per i fatti di Prato? 30 minuti continui di trasmissione, ci hanno massacrato! (ndr. hanno massacrato la Polizia Penitenziaria...come al solito). Replico: “Di che ti meravigli? È da tempo che scrivo su Prato e sostengo che le cose andranno sempre peggio. Non ho la ‘palla di vetro’ ma conosco le ‘cose’ penitenziarie da almeno 45 anni e non era difficile aspettarselo. Al Dap e nei Prap – ma anche a via Arenula, hanno fatto sciocchezze indicibili sempre nella quasi certezza, di poter poi scaricare le responsabilità su chi poteva essere solo l’esecutore di ordini impossibili a cui adempiere, ovvero gli Agenti. Così sta avvenendo, ma la tempesta, secondo me, non si limiterà né alla Polizia Penitenziaria né al carcere di Prato”. Benché davvero io non possa prevedere quello che accadrà, è pressoché impossibile che qualcuno, dopo tutto questo tempo, non si ponga la domanda delle domande sulle ragioni per cui in carcere, in diverse carceri sul territorio, accadono sempre le stesse cose: detenuti violenti che restano impuniti e persino non vengono trasferiti né dal carcere né dalla sezione dove sono, oppure se vengono trasferiti (perché le aggressioni ai poliziotti a volte a questo servono) vanno in istituti meno sicuri di quelli da cui provengono dove fanno addirittura di peggio, e poi telefonini e droga che entrano in gran quantità, detenuti di particolari cosche che spadroneggiano, personale che lavora a contatto con la popolazione detenuta che è sempre di meno (perché qualcuno è riuscito ad andare al Dap, o al Prap, o al Gio-Gir, oppure si è persino dimesso.) e tanto altro ancora. Avellino, piuttosto che Terni o Livorno, Spoleto o San Gimignano (c’è una discreta concentrazione nel Provveditorato di Firenze, chissà perché?) Aosta e Torino oppure Roma-Rebibbia, come andrà a finire? Come può essere possibile che a Prato si effettuino due perquisizioni di carattere eccezionale a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, con concomitanti procedimenti penali per alcuni appartenenti al Corpo e ancora ieri 8 luglio, nell’ultima, si rinvengano ulteriori smartphone nella sezione AS? Nel 2020 nelle carceri benché lo strapotere dei detenuti AS sulla Media Sicurezza risultasse già allora preponderante e con gli scarsi mezzi concessi alla Polizia Penitenziaria pressoché impossibile da debellare (qualcuno ricorda la mega-evasione dal carcere di Foggia?), causa Covid, a Roma si decise di chiudere parecchi occhi e orecchie e di concedere ai detenuti, tutti, il possibile e anche l’impossibile. Cosa ne avranno fatto della rinnovata libertà di iniziativa, di movimento, di telefonata (con i telefonini acquistati e resi disponibili proprio dall’Amministrazione) nonché della riconosciuta impunità disciplinare, coloro che dal carcere già comandavano e guadagnavano non è difficile da immaginare. Nel 2025, visto che qualche bravo Procuratore che aspirava a qualche incarico di prestigio al Dap se n’è lamentato, si decide di chiudere nuovamente i detenuti AS e di riprendere con l’art.14 bis dell’ordinamento penitenziario (regime di sorveglianza particolare). Peccato che di uomini disponibili, di mezzi e di organizzazione e persino di posti in carcere ce ne siano assai meno di qualche anno prima, mentre i detenuti sono almeno 10mila in più e i neo-poliziotti prima di essere immessi nell’inferno delle sezioni detentive, adesso ricevono una preparazione professionale di soli 4 mesi. Peccato che il 14bis è disposto in strutture inidonee ad attuarlo, qualora non venga prima ‘impallinato’ dalla Sorveglianza o dai medici. Peccato anche che quando le chiusure degli AS funzionano, magari grazie a qualche aiuto una tantum ed esterno all’organico delle strutture, il giorno dopo si debba ricominciare da zero e magari, guarda caso, i detenuti della sezione di Media Sicurezza sottostante incomincino a rompere tutto. “Recuperare e ripristinare la legalità!” ha affermato il Procuratore di Prato, ma dove? Solo a Prato o anche a Roma? E una politica penitenziaria nazionale corretta e coerente dopo tanta improvvisazione e a cui gli agenti possano fare davvero riferimento, chi la ripristina?
Fraterni saluti a tutti.
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

