di Leo Beneduci_ Diranno che, come al solito, io non so fare di meglio che criticare tutto e tutti. Ma, visti i sindacati plaudenti e i volti sorridenti nei selfie, se certe cose non le diciamo Noi dell’OSAPP chi altri le dice? L’auspicio è che, prima o poi, loro comprendano e che i colleghi la smettano di accontentarsi del nulla, e anche se mio padre sosteneva che: “chi di speranza vive, disperato muore” vorrei riuscire a dimostrare il contrario una volta tanto. Questa mattina, peraltro, giornali e telegiornali anch’essi plaudenti e sorridenti: “PER LE CARCERI GRANDI NOVITÀ – 10.105 detenuti definitivi potrebbero uscire per misure alternative – istituita dal ministro Nordio una task force a via Arenula che contatti la magistratura di sorveglianza e che riferisca a settembre.. Ebbene si, è questa la grande e definitiva soluzione contro il sovraffollamento delle carceri (sic!). Siamo sicuri che se il Guardasigilli, prima di annunciare tale rivoluzione ‘copernicana’, avesse chiesto il parere sulla task force ad un qualsiasi agente di Polizia Penitenziaria, non dico tanto ma con almeno un anno di esperienza nelle sezioni detentive, questi lo avrebbe guardato con sospetto immaginando l’ennesima presa per il…. naso. Una task force a metà luglio, che lavori ad agosto e riferisca a settembre, in materia penitenziaria non ci sono limiti alla fantasia, ma il problema vero non è quando ma a chi va a chiedere aiuto il Ministro, a chi si rivolge. Proprio a quelli che dal 1990 in poi non hanno mai capito dove stanno e cosa devono fare, che hanno conquistato posizioni di vertice al Dap, nei Prap e negli istituti penitenziari. È la legge 354 del 1975 il cuore del problema: l’articolo 57 stabilisce chiaramente che le misure alternative possono essere proposte dal gruppo di osservazione e trattamento. Cinquant’anni, mezzo secolo di possibilità inapplicate. I Got presieduti dai direttori penitenziari avevano in mano la soluzione e non l’hanno mai utilizzata. E ora Nordio vuole affidare proprio a loro la risoluzione dell’emergenza carceraria? È come chiedere al cuoco che ha già bruciato la cena di preparare anche il dolce. Questi sono gli ingredienti di un piatto mai preparato: al Dap si sono sempre scaldate vecchie minestre, ovvero e per restare in tema, hanno sempre allungato il brodo, vantando capacità e competenze e persino volontà che non ci sono; perché non applicano le leggi esistenti? Elaborano solo castelli in aria e nuvole di parole. La task force che si riunirà settimanalmente per concludere i lavori entro settembre non è altro che l’ennesima commissione affidata agli stessi soggetti che hanno creato il problema. Mentre ad agosto le carceri italiane vivono il loro momento più critico dell’anno, con il personale in ferie se pure (quello del Corpo) riesce ad andarci, le attività trattamentali comunque sospese e i detenuti ancora più isolati, il Guardasigilli programma interventi per quando l’emergenza estiva sarà già passata. È la strategia dello scolaretto impreparato che viene rimandato a settembre e va a ripetizione da un professore che ne sa ancora meno di lui. La parabola di Nordio racconta di promesse non mantenute e continui aggiustamenti di rotta. Prima la linea era chiara: niente clemenza, solo aumento della capienza carceraria, persino un Commissario straordinario per l’edilizia che non si sa dove sia e cosa faccia. Sulla carta tutto perfetto, nella realtà il sovraffollamento continua a mordere. Poi i 91 suicidi del 2024, il dato più alto mai registrato, e la risposta è sempre la stessa: commissioni, tavoli tecnici, task force. Siamo curiosi di sapere quali saranno le menti eccelse del DAP chiamate a risolvere quello che non sono riuscite a fare negli ultimi cinque anni. L’obiettivo dichiarato è individuare 10.105 detenuti per applicare misure alternative già previste dalla legge dal 1975. Il Ministro tiene a precisare che “non si tratta di svuota-carceri, ma di applicare diritti già previsti dalla legge”, che l’Amministrazione penitenziaria era legittimata a chiedere da mezzo secolo. Ma se questi diritti erano già previsti, viene da chiedersi perché servirà una task force per applicarli e soprattutto perché aspettare settembre quando l’emergenza è adesso. E cosa faranno questi esperti? Daranno una detenzione domiciliare estesa dove non ci sarà nessun intervento di rieducazione, trasformando la pena in un soggiorno forzato a casa senza alcun progetto trattamentale. La task force del luglio 2025 è più un’operazione di facciata che una risposta. Forse Nordio dovrebbe aprire un’inchiesta sui Gruppi di Osservazione e Trattamento che non hanno fatto il loro lavoro per cinquant’anni, invece di propinare, in luogo dei fatti e delle soluzioni concrete, le minestre riscaldate di chi ha fallito per mezzo secolo e ancora vuole restare sulla breccia..
Un abbraccio, come mille abbracci.
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

