di Leo Beneduci_ “Che sensazione, di leggera follia…”. Mentre la radio manda in onda Battisti, che racconta di un tradimento, almeno tentato sembrerebbe, la mia mente corre a quella follia istituzionale che parte dal cervello del III piano di Largo Daga e si propaga nei PRAP degli epigoni del super manager che ha iniziato la carriera in Lombardia. Una follia che non ha nulla di poetico: è schizofrenica, sistemica, corrosiva, ingrata ma anche servizievole alla politica di ogni stagione. Penso allo straordinario non pagato ai poliziotti, ai direttori veterani comodamente in ferie, mentre i neo-assunti reggenti si barcamenano in strutture pericolanti. Penso alle soluzioni, oggi domestiche, di Prato, mentre il provveditore di analogo conio milanese prosegue nelle sue lunghe ferie, con allegati confusione e incertezza e con i trasferimenti di detenuti per “ordine e sicurezza” che distribuiscono, da una sede all’altra, ulteriori “disordine e insicurezza”. Penso al Piemonte, alla Liguria, alla Campania, alle forfettarie riconosciute con logiche opache, alle 100 ore di straordinario al mese (80 persino al DAP), ai “premi” per i comandanti itineranti, che sembrano più compensazioni per fedeltà che strumenti di equità (gli hanno tolto in blocco un bel po’ di detenuti casinisti) Penso ai massacri disciplinari e alle inchieste penali. Non faccio fatica a prevedere che per Bolzano e Poggioreale, anche se speriamo di no, potranno essere “avvisati” solo i poliziotti e non altri (il ponteggio di Bolzano era allarmato, si fanno conte e battiture a Poggioreale?) E poi la macchina impazzita del DAP, guidata da un Vice Capo che sembra più intento a distribuire saggi consigli telefonici che a garantire efficienza. Una macchina che corre senza freni sulla Milano – Firenze – Napoli, travolgendo la dignità di chi lavora sul campo, anche se l’asse sembrerebbe spostarsi, quale nuova principale linea di “percorrenza”, sulla Catanzaro-Torino con nuove promozioni “speciali” per riconosciuti fedeltà e sacrificio, in arrivo prossime venture, che tanto al II piano di via Arenula e all’UCB “bevono tutto” in un sorso solo. Delmastro, non possiamo negarlo, ha investito sulla Polizia Penitenziaria, purtroppo affidandosi a promotori penitenziari inadeguati, però muniti del patentino di dirigente generale e con la fama di essere “essenziali”, invero anche per il precedente Governo e anche per l’Opposizione attuale, benché, conoscendolo per quel poco che si può e si deve, se richiestogli smentirà tutto ed anzi affermerà che lui sceglie solo i migliori per il bene comune. Ora, si cerca di rimediare con il cambio di vertice al piano terra, che non proverrebbe dalla scuola milanese. Il paradosso più evidente è però che chi sbaglia e viola le regole dall’alto viene celebrato, non punito né rimosso. In costanza di tali condizioni non si potrebbe né cambiare né migliorare alcunché e bene che si vada, solo alcuni, purtroppo i più furbi, sopravvivrebbero. E così, tra innocenti evasioni e indecenti evasori del credito di fiducia, si consuma il tradimento di una dirigenza penitenziaria che protegge solo sé stessa. La canzone intanto finisce, ma riecheggia. Con una nota di sottofondo amara, accompagna il disincanto di chi ha creduto e crede ancora, ma che nel frattempo osserva il naufragio.
“Chi può bussare a quest’ora di sera?”. E in quel bussare, c’è tutta la domanda che la coscienza istituzionale dovrebbe porsi. Caro Presidente Mattarella grazie di tutto, ma non sono solo il sovraffollamento e i suicidi, è soprattutto un’amministrazione dello Stato che non compie il proprio dovere e “massacra” i propri uomini migliori. Chi bussa, oggi, non è un amante clandestino, ma la realtà scomoda di una Polizia Penitenziaria stanca, umiliata, lasciata sola. Bussano i reggenti senza tutela, i comandanti bistrattati, gli agenti aggrediti, i reparti sguarniti, le promesse non mantenute. Anche se Noi non ce ne occupiamo, bussano persino i detenuti che vorrebbero lasciare queste carceri senza ulteriori macchie e che invece, nelle sezioni detentive rese ingovernabili e promiscue dall’indolenza dei vertici, continuano ad essere taglieggiati e coinvolti dalle criminalità organizzate. È tempo che il Capo del Dap, quello nuovo che definiscono “volenteroso ma inesperto” apra quella porta se ne è capace e, soprattutto, se glielo consentono. Non per ascoltare l’eco di una canzone di più di 50 anni fa, ma per assumersi la responsabilità concreta di investire nella “sua” Polizia Penitenziaria. Forza ragazzi, andiamo avanti. Noi dell’OSAPP ci siamo.
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

