di Leo Beneduci_ Indubbiamente la norma è stata immaginata in un periodo in cui si pensava che potesse esserci un Comandante di Reparto titolare in ogni istituto di pena. Ma giochi, giochini e giochetti, compresi gli amici degli amici, la quadratura del cerchio non c’è stata e l’indubbio merito dell’ancora direttore generale del personale è stato continuare a convincere il sottosegretario Delmastro che finalmente dopo le assegnazioni dei Commissari del VII corso, finalmente, le cose sarebbero andate a posto. Andrea Delmastro lo ha anche detto, peccato che in puro stile parisiano non sarà così, tant’è che il 20 maggio lo stesso direttore generale chiarisce che i neo-commissari, in quanto in tirocinio operativo (?) non possono assumere alcuna funzione di Polizia fino al completamento del ciclo formativo. È come assegnare un capitano di nave che non può comandare la rotta – cosa diciamo ai passeggeri quando scoprono che il comandante è solo decorativo? E ai detenuti? Speriamo che almeno Delmastro sia in buona fede! Ma di un direttore generale del personale così che ne facciamo? Giustamente e come ci dicono, secondo il Vice Ministro Sisto (FI) una volta sopraggiunto come Capo del Dap De Michele a lui, che come i Poliziotti Penitenziari di ogni sede stanno constatando così mirabilmente si è distinto, spetta almeno l’incarico di Vice Capo… Però anche se il caro Sottosegretario non approfondisce risulta evidente che dietro la patina di formalità istituzionale si nasconde una realtà operativa che rasenta il paradosso: commissari di polizia penitenziaria destinati a rivestire ruoli di comando senza poter effettivamente comandare, funzionari in “tirocinio operativo” che non possono assumere le funzioni per cui sono stati assegnati, e una catena di comando che si regge su equilibrismi organizzativi degni di un teatro dell’assurdo. Ribadiamo, la nota dipartimentale che come OSAPP abbiamo sollecitato anche se Parisi a Noi non risponde, rivela immediatamente la sua natura contraddittoria laddove, dopo aver annunciato l’assegnazione dei neo commissari “nelle sedi prescelte con l’indicazione dei connessi incarichi di funzione”, precisa che questi stessi funzionari “non possono assumere le funzioni amministrative assegnategli” fino al completamento del ciclo formativo. È come assegnare un direttore d’orchestra che non può dirigere. La domanda sorge spontanea: che senso ha parlare di “incarichi di funzione” se poi questi incarichi rimangono sulla carta? Ma il capolavoro dell’inefficienza emerge quando lo stesso per coprire i propri errori, scarica sui Provveditori una missione impossibile: trovare “comandanti trainer” proprio nel periodo più critico dell’anno. I Provveditorati devono ora “individuare un appartenente alla carriera dei funzionari, di comprovata esperienza operativa” che assuma l’incarico di “Comandante del Reparto pro tempore”. Tutto questo mentre è in corso il piano ferie estivo e altri corsi di formazione che sottraggono ulteriore personale qualificato. In sostanza, per risolvere il problema di commissari che non possono comandare, si nomina un comandante temporaneo che dovrà fare da tutor a chi teoricamente dovrebbe essere il suo successore naturale. È una soluzione che moltiplica le figure intermedie proprio quando le risorse sono più scarse, complicando la catena di comando invece di semplificarla. L’OSAPP aveva ragione nel sollevare perplessità su un sistema che genera più confusione che chiarezza. Il “tirocinio operativo” così concepito diventa una sorta di limbo professionale dove i neo-commissari dovrebbero essere “coinvolti operativamente nei processi lavorativi propri dell’incarico” senza però poter esercitare l’autorità che tale incarico comporterebbe. Sul sistema informatico GusWeb appariranno nel cd “foglio di servizio “ come “Funzionario in tirocinio operativo”, una dicitura che suona più come un’etichetta di fragilità che come una qualifica professionale. Il paradosso più stridente riguarda le competenze già acquisite dai neo commissari: il documento stesso riconosce che “i predetti funzionari già rivestono le qualifiche di Ufficiale di Polizia Giudiziaria e sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza”, eppure non possono assumere responsabilità amministrative nel loro ruolo specifico. È come avere un medico abilitato che può fare diagnosi ma non può prescrivere cure, un ingegnere che può progettare ma non può firmare i progetti. Il risultato è prevedibile: nei piccoli istituti, dove ogni presenza conta e l’autorevolezza si costruisce giorno per giorno, i detenuti si troveranno di fronte figure che portano le insegne di qualifica da commissario, magari li vedranno anche seduti in ufficio e li sentiranno chiamare dai sottoposti “comandante”, ma che nei fatti non possono prendere decisioni operative significative. I commissari diventeranno inevitabilmente figure ambigue agli occhi del personale e dei detenuti: hanno l’investitura ma non l’autorità, sono presenti ma non operativi, sono responsabili ma non possono decidere. In caso di emergenza o situazioni critiche, la loro presenza potrebbe addirittura complicare la catena di comando invece di rafforzarla. La richiesta di “assicurare il massimo sforzo per garantire ai neoassunti una giusta accoglienza, anche logistica e in termini di ospitalità alloggiativa” suona come un pio desiderio quando si sa che a Pistoia e Lucca o a Crotone gli alloggi di servizio sono indisponibili e le caserme non rispettano gli standard dell’Accordo Quadro Nazionale. Come si può parlare di “accoglienza” quando le strutture di base non sono adeguate? L’annuncio che seguirà, a cura della Direzione Generale della Formazione, “linee guida di orientamento al percorso di tirocinio” conferma quello che l’OSAPP aveva denunciato: si procede per improvvisazione, senza un quadro normativo chiaro e senza aver preventivamente definito modalità e obiettivi del tirocinio operativo. Le “linee guida” arriveranno dopo, quando i commissari sono già nelle sedi, un po’ come distribuire le istruzioni per l’uso dopo aver venduto il prodotto. Questa gestione del personale dirigente rivela un approccio che privilegia l’apparenza sulla sostanza, la forma sulla funzione. Il vero problema di fondo è che questo sistema trasforma il tirocinio operativo da opportunità di crescita professionale in una pantomima burocratica che non serve né ai neo commissari né alle strutture che dovrebbero accoglierli. Invece di creare figure professionali solide e preparate, si genera una categoria di “commissari” fantasma” che popolano gli organigrammi senza incidere realmente sull’efficacia operativa degli istituti. L’estate si prospetta quindi ricca di “comandanti itineranti” e commissari in cerca di un ruolo, mentre i Provveditori si affannano a trovare personale qualificato per funzioni di tutoraggio in piena stagione feriale. È il trionfo della burocrazia sull’operatività, della procedura sulla funzionalità, del “si è sempre fatto così” sull’innovazione organizzativa. E intanto, negli istituti, tutti si chiedono: “Ma questo commissario cosa fa davvero?” Lo volete, almeno, ammettere che state fallendo e che il vostro fallimento incide pesantemente sugli appartenenti al Corpo? Chi glielo dice a Delmastro che anche da tale inefficienza derivano botte per i Colleghi e droga per i ristretti.
Fraterni saluti a tutti.
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

