di Leo Beneduci_ Il 25 giugno Antonio Sangermano, Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità ha firmato una direttiva sui problemi degli istituti penali per minorenni che rientrano nella sua competenza. La giustizia minorile si conferma figlia e degna competitrice dell’evanescenza del DAP: stessa scuola, stesso metodo, stessa arte di parlare molto per non dire niente. Il documento dipartimentale è denso di formule: “verifica degli assetti organizzativi”, “supporto operativo”, “coordinamento interistituzionale”. Suona tutto bene e in modo importante, ma è l’ennesimo scaricabarile travestito da atto di governo delle strutture e del personale. Il Capo del DGMC Sangermano riconosce che gli istituti posti alle sue dipendenze sono allo sbando, che mancano risorse umane, che direttori e comandanti operano in “solitudine operativa”. Diagnosi corretta, il male c’è ed è serio. Ma quale cura prescrive? Chiede agli stessi direttori in affanno di “rimodulare i servizi” e di “coordinarsi meglio”. È come ordinare a un malato di guarire da solo. Il paradosso è che la direttiva pretende di verificare organici mai definiti centralmente. Non esistono parametri nazionali: quanti educatori per ragazzo, quanti agenti per turno, quanti psicologi per struttura. Ogni istituto ha sempre improvvisato, ora il Capo Dipartimento vuole “verificare” quello che nè lui nè i suoi predecessori hanno mai stabilito. Geniale: se fallisce, la colpa è di chi esegue male ordini inesistenti. La direttiva, infatti, dispone di “individuare i posti essenziali sulla base delle caratteristiche dell’istituto”. Traduzione: decidete voi cosa vi serve, io non vi do criteri. Poi chiede “costante interscambio” e “momenti di confronto”. Ovvero: più riunioni. Questa è la strategia per salvare il sistema penitenziario minorile: riunioni tra chi non ha mezzi per agire e che soprattutto dopo il decreto Caivano non sa più a chi dare i resti. Il colmo è che questo mare di vuoto burocratico porta i segni dell’intelligenza artificiale: prosa innaturale, ripetizioni ossessive, giri di parole che non approdano mai a decisioni concrete. Un algoritmo che non ha mai varcato la soglia di un carcere minorile detta le regole a chi ci vive dentro quotidianamente. E Sangermano appone la firma su ogni pagina, forse senza nemmeno accorgersi di non aver deciso nulla. Epilogo prevedibile: i problemi rimangono, le responsabilità scivolano verso il basso, tra sei mesi arriverà un’altra circolare identica che dirà “fate meglio”. Nel frattempo i poliziotti negli istituti attendono interventi reali, non proclami da ufficio. Ma il Capo del DGMC ha assolto il suo compito: ha prodotto carta. Che possa essere carta che il vento si porterà via in breve tempo può non riguardarlo.
Un abbraccio a tutti
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

