di Leo Beneduci_ La star del circo “Fratturarie” viaggia con il patrocinio del DAP (sic!) C’è chi incassa forfettarie e chi colleziona “fratturarie” nasali: due in un giorno. Ad Aosta, un detenuto di 25 anni, in carcere dal 2022, ha già fatto tappa in soli 3 anni in 6 istituti penitenziari grazie ai biglietti omaggio, da ultimo del Provveditorato di Torino e con 2 tappe ad Alessandria e 2 trasferimenti con la causale “ordine e sicurezza” che suonano più come un voucher vacanze che come una misura restrittiva. Sanremo, Alessandria San Michele, Sanremo, Torino, ancora Alessandria, infine Aosta: un itinerario da girone di andata e ritorno che ha trasformato il sistema penitenziario in un’agenzia di viaggi per detenuti problematici. Il risultato? Due agenti con il setto nasale fratturato e lesioni guaribili in 30 giorni, mentre l’artista dello Spaccanasi continua la sua tournée con il patrocinio dell’Amministrazione Penitenziaria. Secondo indiscrezioni, il detenuto è rimbalzato tra gli istituti come una palla da flipper: prima Sanremo su sua richiesta, poi Alessandria per sfollamento., poi ancora Sanremo, quindi Torino, di nuovo Alessandria, infine Aosta. due trasferimenti per “ordine e sicurezza” nello stesso fascicolo e adesso arriverà anche il terzo, eppure nessuno al Provveditorato si è mai chiesto se il problema fosse comportamentale, non logistico. La strategia è quella del gioco delle tre carte: si cambia scenario, si ripropone il precedente, si spera che il problema svanisca. Ma i detenuti violenti non si dissolvono con un cambio d’istituto: servono interventi mirati, controlli rigorosi, misure restrittive. Non un abbonamento gratuito per attraversare il sistema penitenziario nazionale con timbri e visti. A peggiorare il quadro, la Casa Circondariale di Brissogne Aosta è da otto anni senza comandante titolare. Otto anni di gestione precaria, comandi a scavalco, responsabilità distribuite ma mai assunte. Mentre a Torino e Biella si premiano i vertici per meriti eccezionali, a Brissogne si naviga senza timone. E i nasi spaccati diventano il sintomo visibile di una frattura ben più profonda: quella tra chi rischia ogni giorno e chi firma senza mai rispondere. Ciò che più indigna è la sistematica indifferenza verso le aggressioni al personale. Ogni volta che un poliziotto penitenziario viene colpito, la reazione istituzionale è sempre la stessa: silenzio, inerzia, normalizzazione. Come se essere picchiati fosse un benefit contrattuale. Nessuno si chiede mai perché questo detenuto abbia una storia di trasferimenti così lunga, né se l’aggressione poteva essere evitata analizzando seriamente il suo percorso. Mentre gli agenti vengono puniti per ogni minima infrazione, sottoposti a controlli ossessivi e procedure punitive, i vertici godono di un’immunità inspiegabile. Possono ignorare le emergenze, lasciare scoperti i ruoli chiave, fallire sistematicamente, eppure restano al loro posto come monumenti all’inefficienza, firmando provvedimenti con il solo cognome, come se bastasse quello a legittimare l’autorità. La verità è semplice e scomoda: lo Spaccanasi Tour non è gestione, è rinuncia alla gestione. Spostare un detenuto problematico da un carcere all’altro senza affrontare le cause del suo comportamento non risolve nulla, anzi amplifica il rischio per chi deve gestirlo. Il soggetto che ha aggredito i due agenti ad Aosta aveva già dato segnali chiari della sua pericolosità. I sei trasferimenti erano campanelli d’allarme ignorati, in favore dello scaricabarile geografico. Ecco perché il sottosegretario Delmastro dovrebbe “tirare per la giacchetta” il Provveditore che ha autorizzato — o forse solo lasciato correre — questo circo, e agire anche e con forza sull’ignavia sostanziale dell’Amministrazione penitenziaria centrale, perché quel detenuto in particolare ma tutti i detenuti in generale lo sanno perfettamente che per cambiare sede (quale che sia la motivazione, personale, affettiva, per accesso a particolari consumi che in alcune sedi sarebbero facilitati, o persino per sfuggire alla vendetta di chi pretende il pagamento di specifiche forniture) basta aggredire un agente che poi il 14 bis, se te lo danno, comunque o lo farai in sezione o verrà vanificato e, intanto, così come si dice a Roma “l’omo campa”. Il problema non sono il detenuto o i detenuti, ma il sistema che predilige lo scarica barile delle palle da flipper. È ora di chiudere il sipario sugli Spaccanasi-Costole-Braccia Tour, fermare la superficialità istituzionale e soprattutto rompere la schiena a chi continua a organizzare questi spettacoli con il sangue dei poliziotti penitenziari di trincea. Noi “predicatori nel deserto”, nonostante la consapevolezza che non ci sia peggior sordo di chi non vuol sentire, continuiamo a credere che cambiare in meglio si può e trasmettiamo il nostro fraterno saluto a tutti coloro i quali, come Noi, ancora ci credono.-
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

