di Leo Beneduci_ Nel mese di agosto 2025 il confronto dei siti istituzionali tra le comunicazioni delle Forze di polizia italiane è impietoso. La Polizia di Stato racconta il proprio impegno nella sicurezza del Giubileo dei Giovani con centinaia di agenti mobilitati, i Carabinieri pubblicano quotidianamente operazioni contro truffe e violenze mostrando presenza concreta sul territorio, la Guardia di Finanza documenta controlli fiscali e sequestri nelle località turistiche con linguaggio operativo e trasparente. E poi c’è la Polizia Penitenziaria che sembra vivere in un universo parallelo, dove la comunicazione istituzionale preferisce celebrare corsi di formazione, concorsi e cerimonie anziché raccontare le operazioni quotidiane dentro le carceri. Mentre gli agenti affrontano ogni giorno contesti ad alta densità criminale gestendo detenuti per mafia, terrorismo, droga, rapine, violenza sessuale, l’Amministrazione penitenziaria centrale – il Dap comunica il “nulla”, ovvero contenuti vuoti per la collettività che non sa cosa accade realmente dietro quelle mura. Non è casuale ma una strategia che rimuove la realtà sostituendola con una narrazione dove il carcere non è più luogo di tensione e rischio ma sfondo decorativo per favole istituzionali che dipingono gli agenti come angeli in un paradiso carcerario inesistente. E’ tutto quanto un’accozzaglia di luoghi comuni: il carcere non esiste se non per i “cattivi” da una parte e dall’altra, riguarda altri e vi capitano eventi che ad un comune e bravo cittadino non succederebbero mai, mentre i poliziotti penitenziari aprono e chiudono le celle e basta semmai, ogni tanto, assistendo da lontano alla catena di bontà solidale e di successi rieducativi che nelle carceri costituiscono il naturale epilogo della pena espiata (sic!). I poliziotti penitenziari, mantenuti esistenti benché inutile e per lo più repressivo orpello di epoche andate, non hanno né uniformi né umane esigenze, privi di un passato di cui vantarsi non posseggono un futuro a cui guardare fiduciosi e non sono una Forza di Polizia se non nel nome, ma meri servitori di tante supreme volontà penitenziarie. Eppure, benché disconosciuti e abbandonati persino da chi ne dispone, i poliziotti penitenziari non sono figuranti da cerimonia ma professionisti che operano dove la sicurezza non si proclama ma si conquista ogni giorno, subendo aggressioni, minacce e violenze che l’amministrazione preferisce nascondere e che persino la stampa “amica” racconta solo se clamorose e del tutto straordinarie, quale mero e scontato fatto di cronaca che inizia e finisce nel suo compiersi.
Rammento, anni fa, che un Presidente della Camera dei Deputati, già magistrato mi chiese se i poliziotti penitenziari fossero 60mila o più, e sappiamo che le conoscenze sul Corpo non risulterebbero cambiate di molto qualora decidessimo di condurre un qualche sondaggio tra gli attuali onorevoli rappresentanti del Popolo sovrano. Perché da sempre questo è il risultato dell’essere in mano a un’amministrazione che non racconta il carcere com’è, ma lo edulcora ignorandone in pubblico coloro che ne costituiscono, con sacrifici e rischi estremi, i principali protagonisti istituzionali. La regola è restare invisibili, non riconosciuti, aspettarsi in ogni momento il peggio, non tutelati rispetto alla collettività che dovrebbe conoscere ed apprezzare chi garantisce che la sicurezza penitenziaria sia sicurezza pubblica. E’ tempo, quindi, nella completa assenza di altro e di altri, che il Sottosegretario Andrea Delmastro, se vuole continuare a dimostrare di avere fatto quanto nessun altro prima di lui, metta mano anche all’inespressivo e lacunoso sito istituzionale del Corpo e vada a fondo nel suo piano di riscatto della Polizia Penitenziaria dal mondo irreale costruitogli attorno da direttori ed educatori che preferiscono le favole alla verità, restituendo dignità e visibilità a chi ogni giorno rischia la vita per la sicurezza di tutti. Perché, lo ribadiamo, la sicurezza del carcere, che la Polizia Penitenziaria fa di tutto per mantenere, è anche e soprattutto sicurezza per la collettività.
Fraterni Saluti a tutti.-
Leo Beneduci – Segretario Generale OSAPP
OSAPP- Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria
Ufficio Stampa OSAPP

