Come è noto, è venuto a mancare due giorni fa e all’età di 80 anni Enrico Ragosa che è stato tante cose, già infatti generale del disciolto Corpo degli Agenti di Custodia, poi vice capo di uno dei Servizi di Informazione, e poi Dirigente Generale dell’Amministrazione penitenziaria e responsabile dell’allora Direzione Generale dei Beni e servizi. Ben pochi, credo, nella Polizia Penitenziaria, soprattutto se di non giovanissima età, non conoscono la storia ed il ruolo avuto soprattutto negli anni ’80 e ’90 da Enrico Ragosa nel Corpo e nel Dap. Numerosi sindacati della Polizia Penitenziaria, quindi, hanno espresso pubblicamente il proprio accorato cordoglio ed in particolare uno di questi, in più di un occasione ai tempi particolarmente ‘vicino’ a tale figura emblematica quanto particolare. Quello che, peraltro, mi ha in un certo qual modo calato nei ricordi di un tempo è che sempre quel sindacato anni fa pubblicava quanto di seguito allego e che dimostra in maniera ineccepibile la tecnica sopraffina di quel sindacato nel trattare ed essere presente ad alcune significative vicende. Infatti, come ad esempio ho avuto modo di constatare nella, hainoi pessima, vicenda delle stanze dell’amore nelle carceri, assai spesso costoro si limitano a pubblicare articoli di altri e non si pronunciano mai nel merito, a favore o contro. In tal modo il risultato diventa duplice: 1) per chi la pensa come l’articolo racconta, loro pubblicandolo, in qualche modo, possono far intendere di condividerne i contenuti; 2) per chi, invece, non la pensa come è scritto nell’articolo, loro non lo hanno MAI detto, ma lo ha scritto un giornalista esterno e loro lo hanno pubblicato ad onor di cronaca e basta. In sintesi, un perfetto esempio di “cerchiabottismo” (un colpo al cerchio e un altro alla botte) ed è così, probabilmente, nel dire ma in realtà non dire che si deve comportare un sindacato sempre presente e condiviso dai Colleghi/e quali che siano i risultati e gli eventi. Link articolo: https://www.poliziapenitenziaria.it/public-post-generale-condannato-dalla-corte-dei-conti-dovra-risarcire-324mila-euro-per-peculato-7012-asp/

