Non rispondono mai: Capo e Vice Capo DAP, hanno alzato il muro di gomma
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Non rispondono mai: Capo e Vice Capo DAP, hanno alzato il muro di gomma  

Autore: Leo Beneduci
18/03/2019


Ho già scritto qualcosa di simile in passato e non è per l’eterno ritorno allo stato precedente o per i corsi ed i ricorsi storici che ne scrivo ancora.

Il fatto è che negli ultimi anni (più o meno 15) quando un Ministro o un capo dipartimento cambiano non è come una volta che le cose si risolvevano all’interno di 3 o 4 partiti politici, sostanzialmente sempre gli stessi, di modo che chi si insediava poteva chiedere informazioni utili o aiuto a chi già quel posto lo avevo occupato in una sorta di continuità politico-amministrativa che se non conduceva a particolari innovazioni neanche comportava il totale disallineamento tra il prima e il dopo.

Oggi, invece, i partiti che vanno al Governo cambiano ad ogni elezione politica e chi è stato Ministro la volta successiva neanche potrebbe essere in Parlamento, mentre i capi dipartimento non vengono più individuati secondo requisiti di professionalità ed esperienza tali da garantire quegli equilibri di gestione e di decisione e quella visione approfondita dei problemi della nuova realtà tali da consentire scelte se non le più oculate almeno non del tutto sbagliate o avulse dal reale contesto.

Rispetto a quanto accaduto in passato, quindi, ho già affermato che la decisione da parte dei Responsabili del Dap di non rispondere ai quesiti e alle lettere, anche importanti, del sindacato corrispondeva ad una scelta ben precisa perché, lo si sa, i sindacati sono una bella rottura di scatole, di massima, interessati ad esercitare pressioni per acquisire potere/tessere sempre maggiori e le mancate risposte concorrevano a fugare qualsiasi possibile dubbio in merito all’esistenza di una Amministrazione “succube” delle Organizzazioni Sindacali, se non di tutte almeno della maggioranza delle stesse, secondo il principio che l’interesse da tutelare non ammetteva eventuali cogestioni.

Adesso invece, il lasciare del tutto inevase le corrispondenze sindacali, l’ignorare qualsivoglia richiesta e/o osservazione anche rispetto alla mancata funzionalità dei numerosi e del tutto inadempienti uffici-reparti dipartimentali-provveditoriali e degli istituti, ha un significato del tutto diverso e se la supponenza e l’autoreferenzialità di ritenersi superiori a tutte le possibili istanze dei propri dipendenti unitamente alla palese ignoranza del ruolo svolto dal sindacato sono caratteristica piena anche dell’attuale Amministrazione (e degli attuali responsabili politici?), i mancati riscontri corrispondono alla sostanziale ed assoluta incapacità di capire il cosa, il come e il perché dovrebbe rispondersi.

In sintesi, l’impressione è che nell’attuale Dap non sanno neanche da dove iniziare nel risolvere il moltiplicarsi dei problemi sul territorio, figuriamoci se possono “perdere tempo” nel rispondere ai sindacati, ovvero nell’organizzare in ambito centrale un servizio che coordini e renda risposte utili al sindacato e al Personale, ad esempio, attraverso un servizio delle relazioni sindacali che sia veramente tale nei fatti e non solo nel nome.

E a dire il vero, a parte il breve entusiasmo iniziale (comprensibile quanto ogni volta ingenuo), acquisita consapevolezza che dall’attuale capo Basentini ben poco potevamo aspettarci, avevamo iniziato ad inoltrare lettere e richieste anche al Ministro Bonafede e al Sottosegretario Morrone che, in assoluta coerenza, si sono ben guardati dal fare/dire alcunché.

Poi, non da molto, è arrivata al Dap Lina Di Domenico e negli indirizzi abbiamo inserito, non per conoscenza ma in via diretta, anche lei ma è stato come rivolgersi al vento, tanto che ci chiediamo di che cosa la nuova vice capo si occupi veramente in questo momento, a parte quello che si racconta in giro rispetto ai non idilliaci rapporti in essere al terzo piano o tra terzo e piano terra del Dap.

In conclusione, vorremmo infine soffermarci sul fatto che non le risposte continuamente mancate, ma le modalità ed il contenuto vero dell’assenza di riscontri sono ciò che effettivamente ci preoccupa e se al Dap non sanno rispondere ai sindacati e al personale, il problema non è solo legato alle incapacità di comprendere quanto accade e di agire concretamente da parte degli attuali responsabili che, oggi o domani, al Dap comunque non resteranno e neanche delle pessime condizioni di coloro che, nonostante la pesante assenza del Dap, nel bene e nel male il proprio dovere sul territorio, nella gestione di istituiti e servizi, continueranno a farlo, ma nella effettiva funzionalità di un'istituzione che assorbe un terzo del bilancio del Ministero della Giustizia, purtroppo, rendendo sempre meno servizi alla Collettività.



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