L’immagine del Corpo nelle mani di un ex detenuto che getta fango sulla Polizia Penitenziaria. E il DAP rimane a guardare …
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L’immagine del Corpo nelle mani di un ex detenuto che getta fango sulla Polizia Penitenziaria. E il DAP rimane a guardare …  

Autore: Agente Furioso
07/01/2019


Volevamo il cambiamento. E’ arrivato. In peggio.

Per quanto riguarda l’immagine della Polizia Penitenziaria ce ne voleva per superare il decennio precedente. Dopo gli anni passati a schivare gli schizzi (non di fango) sul caso Cucchi, con l’aggravante che a lanciarceli c’era in prima linea quel Luigi Manconi che per “ironia della sorte”, è stato anche Sottosegretario alla Giustizia con delega alla Polizia Penitenziaria ... in questi giorni davanti il carcere di Poggioreale sono in corso le riprese di un film che ha tra gli interpreti una persona, non qualunque.

Si chiama Pietro Ioia, ex detenuto (ospite) nelle patrie galere per circa un ventennio. Si aggira nel set allestito davanti al carcere, perché presumibilmente il film è ambientato proprio in un carcere, vestito di tutto punto da Assistente della Polizia Penitenziaria con basco azzurro in testa, cinturone bianco e pistola in fondina.






Ce ne sarebbe già abbastanza per rimanere, per così dire … infuriati. Ma il Sig. Ioia non è nemmeno un ex detenuto qualunque. E’ lo stesso che, per sua stessa ammissione alla trasmissione “La Zanzara”, della radio del Sole 24 Ore, gestisce un “sindacato” dei parcheggiatori abusivi di Napoli (circa 1.700 nelle giornate festive), composto per la quasi maggioranza da ex detenuti ed è lo stesso Ioia, “grande accusatore” dei presunti abusi avvenuti nella “cella zero” del carcere di Napoli Poggioreale.

Ma, di nuovo, è lo stesso Pietro Ioia che già in passato (nella precedente gestione del Capo DAP Santi Consolo) è stato autorizzato ad entrare per “visite ispettive” (come le chiamano loro) in svariate carceri insieme ad altri appartenenti ad altre Associazioni, tutte quante capeggiate dai Radicali, in virtù dell’art. 117 dell’Ordinamento Penitenziario che concede la facoltà al DAP, di far entrare chiunque nelle carceri in deroga a quelle espressamente indicate dall’art. 67 O.P. Nei mesi scorsi invece, il DAP (sembrerebbe con disposizione del Vice Capo Marco del Gaudio) negò espressamente al Pietro Ioia di poter fare accesso in qualunque istituto penitenziario analogamente a quanto previsto per altre persone/associazioni.

Ora, è innegabile che al Capo DAP e tutta la catena di comando (inferiore e superiore), non si può far ricadere la “colpa” di aver permesso alla produzione del film di scegliere proprio questo individuo, né di avergli permesso di indossare, per mere esigenze di copione, l’uniforme del Corpo di Polizia Penitenziaria, perché tali verifiche esulano dai compiti e dalle ingerenze del DAP (per quanto sarebbe necessario che il DAP mettesse in atto azioni di consulenza collaborativa in tali scelte delle produzioni cinematografiche), ma almeno sarebbe il caso di chiedersi:
1) chi è come ha autorizzato le riprese del film in una zona sensibile come le adiacenze di una delle carceri più critiche d’Italia;
2) se il Pietro Ioia è stato “interdetto” ad accedere negli istituti della penisola, per quale motivo si rimane comunque inermi di fronte ad una tale altra manifestazione di “ironia della sorte” che vede un ex detenuto, acerrimo accusatore della Polizia Penitenziaria,aggirarsi proprio di fronte (ma da alcune foto pare proprio anche dentro) il carcere di Napoli Poggioreale?

3) se tali persone sono state “interdette”, dopo tante autorizzazioni ricevute in passato (a firma di chi?), il DAP avrà pure avuto dei motivi per ritenere necessari tali dinieghi. Non potrebbero dunque, esserci in atto azioni simili a quelle che hanno reso necessarie le mancate autorizzazioni?

Tertium non datur: o il DAP non è in grado di monitorare e (auspicabilmente) contrastare tali “ironie della sorte”, oppure sceglie deliberatamente di rimanere inerme, affidandosi ed accontentandosi dei post su Twitter e Facebook degli esponenti di vertice della Giustizia.

In entrambe i casi, sarebbe il caso che tali strane coincidenze, venissero prese in maggiore considerazione. La città di Napoli è stata ed è, la sede operativa di molte persone che in passato hanno ricoperto incarichi di vertice nel DAP.



I Vostri commenti
Commenti dei lettori

n. 0


Io non mi sono mai fidato della giustizia e nel vedere quella foto, ho fatto bene.

Di  Gianfranco 5 stelle  (inviato il 11/01/2019 @ 13:22:33)


n. -1


È capitato che agenti (?) o comunque appartenenti alla Polizia Penitenzia finissero in galera (peroro scelta) tra i detenuti, ma vedere la foto di un detenuto in divisa NON SI PUÒ SOPPORTARE. È LESIVO PER TUTTA LA POLIZIA PENITENZIARIA ITALIANA IN CUI HO PRESTATO LODEVOLE SERVIZIO PER OLTRE 40 ANNI. S.C.I.Q. A.crea Quattrocchi

Di  Anonimo  (inviato il 09/01/2019 @ 00:35:49)




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