Ex detenuto in uniforme della Polizia Penitenziaria: una risposta inadeguata da un Ministro della Repubblica
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Ex detenuto in uniforme della Polizia Penitenziaria: una risposta inadeguata da un Ministro della Repubblica  

Autore: Agente Furioso
09/01/2019


La fanciullesca euforia che l’attuale Ministro ha sempre espresso sin dai suoi primi video in veste da Guardasigilli, non rendeva neanche lontanamente il sospetto che non fosse persona in grado di comprendere il ruolo e la gravità del suo compito istituzionale. Il comunicato stampa di ieri in cui ha voluto ribattere alle proteste che ieri ogni Poliziotto penitenziario in Terra ha espresso pubblicamente o in privato, per quell’uniforme indossata da quell’ex detenuto, invece, ha suggellato una certezza: il giovane avvocato Bonafede non ha capito di cosa si sta parlando.

Ieri ha tenuto a dire che lui si “occupa della giustizia italiana, non di casting per film o documentari”. Ieri Bonafede, chi ha scritto il comunicato stampa, chi gli ha fornito le informazioni, chiunque abbia avuto modo di consigliarlo, non hanno capito che non si stava parlando di casting, ma di simboli.

Se un Ministro della Giustizia si prende la briga di rispondere allo sdegno che ogni Poliziotto penitenziario, ma anche tanti altri colleghi e cittadini hanno provato a leggere quella notizia, con un comunicato stampa di risposta ad un battibecco con una delle sigle sindacali che ieri hanno intercettato quella protesta, allora è evidente che tutte le parole spese in tutte le occasioni in cui ha avuto modo di parlare di Polizia Penitenziaria e dell’istituzione penitenziaria, erano solo parole vuote.

L’immagine del Corpo nelle mani di un ex detenuto che getta fango sulla Polizia Penitenziaria. E il DAP rimane a guardare …

Per assurdo, proprio l’errore che altri hanno commesso nell’imputare al Ministero la scelta di quella persona per quel ruolo scenico, avrebbero potuto offrire l’occasione al Ministro di sfoggiare un’altra di quelle sue dichiarazioni di ecumenica rassicurazione che è solito elargire a chi ha di fronte. Ma invece no. Ormai è nero su bianco un comunicato con cui avrebbe potuto, ma non ha voluto, capire il “simbolo” di quel gesto, di quella scelta della produzione cinematografica. Avrebbe potuto, ma non ha compreso, o non ha voluto comprendere, che era in gioco molto di più di una diatriba (forse personale?) con un singolo sindacato o un singolo sindacalista.

Ogni giorno, ad ogni turno di servizio, migliaia di donne e uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria si recano in servizio per svolgere un compito difficile, nella periferia della società, nascosti ed inascoltati, al Servizio del Paese. Vi si recano e vi prestano servizio non come più gli aggrada vestirsi, ma ci vanno in uniforme (se ce l’hanno ed in realtà hanno un rimasuglio di quello che dovrebbero avere e che da anni non forniscono più), quella della Polizia Penitenziaria. Se un Ministro si prende la briga di diramare un comunicato stampa a poche ore dalla “protesta sui social”, significa che non comprende il significato di quell’uniforme e di quanto sia importante per ogni Poliziotto e per chiunque abbia il senso dello Stato.

Dalle contraddizioni del comunicato inoltre, traspare tutta l’inadeguatezza anche dei termini e delle procedure dell’istituzione penitenziaria. Uno su tutti la citazione sullo SDI: “Sugli attori, così come nei confronti di ogni persona che entri in un istituto penitenziario, vengono soltanto effettuati gli ordinari controlli nel c.d. Sistema D’Indagine (SDI)”. Ebbene, se fossero stati effettuati i controlli SDI, sarebbe apparso chiaramente che quella persona aveva già scontato svariati anni in carcere, soprattutto in quel carcere. Ma anche se non fossero stati effettuati i controlli SDI, mi rifiuto di credere che il Direttore del carcere di Poggioreale o chiunque sia intervenuto nella catena di comando su tale questione, non conosca chi è quell’ex detenuto, e non sia a conoscenza anche delle polemiche e delle denunce sollevate e soprattutto ricevute da quel soggetto proprio dagli appartenenti a quel Corpo di Polizia dello Stato di cui ha indossato l’uniforme.

Ci sono anche altre questioni che hanno avuto altre sedi ed altre occasioni per essere approfondite. Mi riferisco agli incontri anche con gli esponenti del Movimento Cinque Stelle che sono avvenuti ben prima delle elezioni politiche e che hanno riguardato argomenti importanti per la Polizia Penitenziaria e per lo Stato. Non mi riferisco al riordino delle carriere … Argomenti e questioni che sono rimaste lì ferme da mesi, nonostante i ruoli chiave occupati dal Movimento nella giustizia. Prima c’era la formazione del Governo, poi la nomina delle Commissioni Giustizia, poi l’Antimafia … Se un Ministro non trova altro di più importante che rispondere ad una “protesta sui social” e non impiega lo stesso ardore per tali questioni più urgenti e più importanti, cosa dobbiamo pensare?

In tutta questa faccenda inoltre, emerge anche un’altra questione che non è nuova, ma ogni giorno diventa più evidente: riguarda il ruolo e le competenze del Capo DAP. Il carcere di Poggioreale ricade sotto la “competenza” del Dipartimento così come la “giurisdizione” sulla Polizia Penitenziaria. Il fatto che in poche ore sia avvenuto l’ennesimo corto-circuito che ha saltato a piedi pari il Capo del DAP, non è un fatto normale e nemmeno rispettoso dei ruoli istituzionali. Sono sicuro che il Capo DAP ha la competenza e l’esperienza necessarie per comprendere perfettamente cosa rappresenti quello sdegno urlato “sui social” da migliaia di Poliziotti e cittadini. Magari se la questione la si lasciava gestire a chi aveva la competenza e l’esperienza per farlo, le cose sarebbero andate tutte per il verso giusto. Migliorandole. Il comunicato di ieri invece, certifica l’inadeguatezza di molte persone.

Non ci resta che sperare che il rimpasto di Governo di cui si parla e che dovrebbe arrivare prima delle elezioni europee, coinvolga anche il Ministero della Giustizia. La compagine attuale non appare palesemente all’altezza di affrontare le questioni penitenziarie né di gestire adeguatamente il Corpo di Polizia Penitenziaria.

L’immagine del Corpo nelle mani di un ex detenuto che getta fango sulla Polizia Penitenziaria. E il DAP rimane a guardare …



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